Sanabria-Zapata, ecco la svolta: il Torino è terzo negli ultimi due mesi

L’assetto a due punte fa volare i granata: da fine ottobre 18 punti, come Milan e Bologna. Solo Inter e Juve hanno fatto meglio

Mario Pagliara

9 gennaio – 08:48 – torino

Settantadue giorni per cominciare a scrivere una storia tutta nuova. Passo da grandissima, ritmo impressionante soprattutto in casa, numeri importanti e una svolta netta (anche tattica) che, oltre al gioco, ora si racconta con le cifre. Settantadue giorni, perché tanto è passato dalla trasferta di Lecce del 28 ottobre da dove tutto ha avuto inizio fino al 3-0 rifilato al Napoli domenica. Dal viaggio a Lecce alla partita perfetta con gli azzurri sono passate 10 giornate di campionato, nelle quali il Torino ha fatto 18 punti. Nella speciale classifica della Serie A di questi poco più di due mesi il Toro è terzo in campionato. La sterzata è coincisa con la virata tattica e grazie all’arrivo sulla scena dei due centravanti, Zapata-Sanabria, più Vlasic. Da quando i granata hanno cambiato pelle, il ritmo è diventato da Europa nobilissima.

i numeri

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Si riparte da quel 28 ottobre – decima giornata della Serie A – quando il racconto del Toro con il doppio centravanti ha avuto inizio con la coppia Pellegri-Sanabria, perché quella domenica Zapata rientrava da un lieve infortunio e sarebbe poi subentrato nella ripresa. Fu subito blitz in Salento, da allora i granata hanno messo insieme 18 punti in 10 partite. Nella classifica calcolata dalla decima alla diciannovesima giornata, Juric si posiziona al terzo posto insieme al Milan e al Bologna subito sotto il duo di testa Inter-Juventus (entrambe con 26 punti). Durante questo periodo i granata hanno rifilato due 3-0 a due grandi: prima l’Atalanta, poi il Napoli. Se la sono giocata alla pari contro il Bologna e la Fiorentina, perdendo in entrambi i casi per qualche dettaglio. E sono state le uniche due sconfitte in poco più di due mesi.

fort toro

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Il rendimento casalingo è stato poi di altissimo profilo. Nelle ultime cinque partite allo stadio Olimpico Grande Torino, Juric ha conquistato 13 punti: quattro vittorie e un pareggio. L’Olimpico è diventato il fortino del Toro. Sempre nell’intervallo dalla decima alla diciannovesima giornata, il Torino ha avuto il secondo miglior attacco casalingo del campionato: dieci i gol segnati davanti al pubblico amico, uno in meno solo rispetto all’Inter. In casa ha segnato tanto, meno in trasferta. E complessivamente nelle ultime 10 giornate ha subito pochissimo: cinque sfide senza subire reti per un totale di nove incontri dell’intero girone di andata chiusi con un clean sheet. Il Toro da grandi numeri è decollato da quel 28 ottobre, e negli ultimi dieci turni della Serie A ha la seconda miglior difesa del campionato (6 reti al passivo come la Juventus). Solo l’Inter di Inzaghi ha subito meno (4 gol) nel periodo che stiamo analizzando.

Niente vertigini

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Nei numeri vi è dunque il racconto fedele di quanto il progetto granata stia lievitando e di come sia già molto cresciuto. Il passaggio al doppio centravanti è stata la mossa chiave, per sfruttare al massimo le potenzialità della coppia Sanabria-Zapata. Juric ha rinunciato per la prima volta in carriera al dogma del modulo con il doppio trequartista e un solo attaccante. E nel giro di un bimestre è stato poi ripagato. Il ritorno prepotente del bel Vlasic – molto atteso – apprezzato domenica contro il Napoli ha poi il valore del completamento di un’opera, come l’aggiunta di un ultimo tassello. I granata procedono dunque con un passo da grandissima, ma in questo momento non soffrono affatto le vertigini del momento d’oro. Juric ha richiamato tutto il gruppo a mantenere la massima attenzione. Lo ha fatto a caldo, subito dopo la vittoria contro il Napoli, lo rifarà in giornata al Filadelfia quando la squadra riprenderà gli allenamenti dopo il giorno di riposo. «Restiamo umili ma affamati – ha detto il tecnico -. Il Genoa può essere decisivo: se faremo risultato, per noi sarà la svolta». Grandi numeri sì, ma piedi per terra. E la prossima gara è sempre quella che conta.

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