Sabatini e la sua Milano: la solita stanza, il taxi per Peres, la notte di Nainggolan…

Il solito hotel, la solita stanza, la solita sigaretta. D’obbligo, la sigaretta. Il caos di Milano, la città del mercato, non sposta di un centimetro il dolce ritmo di Walter Sabatini. Molto più di un direttore sportivo: un uomo che vive nel suo mondo tra contraddizioni, colpi di genio e cortine di fumo che lo avvolgono a ogni sosta tra un appuntamento e l’altro. Sigaretta, occhi sul cellulare, Sabatini non smette mai di ruminare idee per la sua Roma. E poi di nuovo dentro, le porte girevoli non si fermano mai. La hall del suo albergo di riferimento, appena fuori dal centro storico di Milano, si affolla con ordine: chi per un saluto, chi per proporre un giocatore, chi per portare avanti un’operazione di quelle che contano.

Ecco, quelle si fanno di notte, l’adrenalina è il miglior nemico del sonnifero. In quell’hotel, Sabatini costruisce l’operazione Nainggolan a notte fonda con l’allora ds del Cagliari Marroccu, Cellino è al telefono, tra ripensamenti e soluzioni. Una comproprietà fa svoltare tutto quando si sta avvicinando l’alba, gli affari non hanno orari. Soprattutto per lui. Ogni pomeriggio milanese è una sfilata, non di moda ma di mercato: Raiola (rigorosamente in Ferrari) si fa vedere più di una volta, la tentazione Van der Wiel dura poco; come Caceres, Fonseca arriva al mattino presto e Walter è già operativo in camera, un’altra delle ultime idee del ds durante un’estate priva di colpi di scena ‘alla Sabatini’, antipasto di una separazione annunciata.

Si fa vedere poco, ma quando c’è si sente. Le ‘escursioni’ all’esterno per una sigaretta possono essere interrotte solo dall’arrivo improvviso di un taxi. La Milano di Sabatini è anche questa: spesso e volentieri a cena con l’amico Preziosi in zona Corso XXII Marzo per Bertolacci prima e Perotti poi. Può capitare di vederlo scattare in Mastergroup, quartier generale del Sassuolo, per chiudere la cessione di Mazzitelli. O per un appuntamento in un hotel impensabile fuori Milano con il ds dell’Inter, Piero Ausilio: l’idea è Juan Jesus, alla fine si chiude solo per Adem Ljajic in nerazzurro, se il tempo stringe serve lucidità. E serve correre.

Come quando Sabatini va di fretta, ha il volo per Roma ma deve a tutti i costi vedere Cairo per Bruno Peres: non chiuderanno, un affare solo rinviato. Eppure, quel taxi preso al volo con in viso quasi il rimpianto di una sigaretta buttata via appena accesa è una cartolina di uno dei protagonisti del mercato più particolari e imprevedibili. Una parola per tutti, ogni tanto: “Ma non v’annoiate, sempre qua a prendere freddo?”, rispetto per i giornalisti e una risata prima di tornare a costruire la sua Roma. Ventiquattro ore su ventiquattro con il calcio in testa. Stesso albergo, stessa stanza, cambia solo il pacchetto di sigarette. Guai a chi spezza il dolce ritmo di un direttore sportivo, sotto ogni punto di vista, speciale.

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