Ronaldo in panchina non è lesa maestà. Siete d’accordo? Vi risponde G.B. Olivero

A Firenze dopo il nulla del primo tempo è stato sostituito Dybala e non il portoghese. Nelle ultime giornate il suo rendimento è stato insufficiente e Pirlo ha bisogno di schierare i giocatori più in forma

Nuova puntata di “zonamista bianconera”, un appuntamento dedicato ai tifosi della Juve. Un modo per confrontarsi sui temi di attualità della squadra, per commentare i risultati e le strategie societarie. Ogni volta potrete commentare l’articolo e offrire nuovi spunti di riflessione. G.B. Olivero, giornalista della Gazzetta e curatore di questa rubrica, interverrà nel dibattito.

Se non si chiamasse Cristiano Ronaldo, il numero 7 della Juve a Firenze sarebbe andato in panchina. O, nella migliore delle ipotesi, sarebbe stato sostituito nell’intervallo perché, avendo giocato il primo tempo male come Dybala, si era comunque mostrato meno coinvolto (in tutti i sensi) rispetto all’argentino. Naturalmente a giustificare la presenza del portoghese tra i titolari ci sono anche le 25 reti in 29 incontri, particolare non secondario che incide nella scelte di Pirlo. Però nelle ultime giornate il contributo di Ronaldo è stato gravemente insufficiente: non solo gol sbagliati in modo sorprendente, ma anche un rendimento negativo, tanti errori tecnici e un atteggiamento palesemente stizzito come se i compagni non fossero alla sua altezza.

Più in forma

—  

Nessuno vuole discutere la grandezza di CR7, i cali di forma possono capitare anche ai fenomeni, però adesso la Juve si trova in una situazione difficile. Per centrare la qualificazione alla Champions, Pirlo ha bisogno di schierare i giocatori più in forma, quelli in grado di correre tanto e velocemente per novanta minuti (e in tal senso pure il deludente Ramsey è un lusso a cui il tecnico dovrà rinunciare) e non può permettersi di derogare con Ronaldo solo perché magari gli basta un guizzo per risolvere le partite. In questo momento i guizzi non arrivano e allora non è lesa maestà chiedersi se non sarebbe meglio considerare per la prima volta in carriera Cristiano uguale a tutti i compagni e non titolare per diritto divino. Sarebbe un segnale importante per lui e per lo spogliatoio: gioca chi corre, chi lotta e chi ha a cuore il bene della squadra. I gol si possono sbagliare, l’atteggiamento no.

Precedente Leiva sul piede di Calhanoglu: era da annullare il raddoppio della Lazio Successivo Nicola: "Torino, la classifica non mi preoccupa: lotteremo"

Lascia un commento