Romanisti “con Mou fino all’inferno”. O forse no…: prime critiche anche per José

Per alcuni tifosi giallorossi l’allenatore portoghese non è più “intoccabile”: la pausa Mondiale per dimenticare i mugugni dell’ambiente

C’è una certezza per la Roma di José Mourinho: la pausa-Mondiale è arrivata nel momento giusto. A certificarlo sono stati i fischi rivolti alla squadra da un Olimpico inferocito, subito dopo il pareggio – acciuffato in extremis – contro il Torino di Juric. Che si è aggiunto alla sconfitta nel derby.
Una naturale conseguenza del momentaccio attraversato dalla truppa giallorossa che, dopo la vittoria in Conference League, sembra essersi smarrita. Paulo Dybala, l’uomo chiamato a portare il gruppo “a fare lo step successivo”, è l’unico a non essere stato intaccato dall’involuzione che ha coinvolto più di un giocatore (Abraham e Karsdorp su tutti). Lo Special One invece continua ad essere la sicurezza per la maggior parte dei tifosi. L’empatia creata dal tecnico con la piazza è praticamente totale anche se nelle ultime settimane, specialmente sui social network, più di qualcuno ha iniziato criticare il portoghese. Commenti sporadici, che infiammano l’animo dei “Mourinhani di ferro” pronti a scendere in campo a difesa del guru di Setubal.

FINO ALL’INFERNO

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Lo striscione “Con Mourinho fino all’inferno” esposto il 21 dicembre scorso all’esterno del centro tecnico di Trigoria è diventato un mantra per migliaia di romanisti, che vedono nell’allenatore “l’unica soluzione e mai il problema”. Su Twitter c’è perfino chi afferma: “Preferirei una Serie B con Mourinho che vincere con un altro”. Chiaramente un’esagerazione. Ma che rende l’idea di quanto Mou, nel giro di un anno e mezzo, abbia conquistato la fiducia di un popolo che – prima del suo arrivo – era reduce da cocenti delusioni e alla ricerca di una guida capace di restituire entusiasmo e senso d’appartenenza. Caratteristiche incarnate alla perfezione da Mourinho, che hanno convinto i Friedkin a puntare su di lui.

DISINCANTO

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Tutti contenti dunque? Non proprio. C’è anche qualcuno che, nonostante il successo nella magica notte di Tirana e la “voglia di Roma” riportata in città da Mourinho, sembra non aver subito il magnetismo del tecnico. Una minoranza che, smossa dai risultati deludenti dell’ultimo mese, ha iniziato a palesarsi in maniera più evidente. Ad alcuni non è andata giù la gestione del caso Karsdorp: “Cosa ci ha guadagnato il club? È stato svalutato un giocatore, spesso titolare, che adesso andrà ceduto a gennaio”. Nel mirino c’è anche il gioco espresso dalla squadra: “Quando potremo iniziare a parlare solo di campo e di come gioca la Roma? Si cerca quasi sempre una scusa esterna”.

PAURA

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Ma c’è anche chi si dice preoccupato dalle ultime dichiarazioni dell’allenatore: “Mi sembra diverso, forse ha capito che con questa squadra non può fare molto di più. Spero solo che a giugno non se ne vada”. Una preoccupazione condivisa da più tifosi – c’è anche chi gli offrirebbe un contratto a vita – ma che per ora non trova fondamento. L’unica preoccupazione di Mou è quella di rimettere la Roma in carreggiata e – cosa più importante – all’orizzonte non sembrano esserci sirene in grado di fargli cambiare idea.

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