Romagnoli e il retroscena sul sì alla Lazio: le telefonate di Immobile

AURONZO – Il suo canto non era libero: «Ogni volta che ho giocato all’Olimpico contro la Lazio ero solito, nel momento dell’ingresso in campo e mentre suonava l’inno, coprirmi le labbra con la felpa e cantare “Vola Lazio Vola”». Devotamente, Alessio Romagnoli. Un atto di fede più forte e solenne di questo forse non esiste. Laziale praticante, ha cantato sottovoce “Vola Lazio Vola” con qualsiasi maglia. La prima è stata quella della Roma, l’ha indossata contro la Lazio da amante impossibile pur non avendo mai giocato un derby. E’ stato in panchina in campionato nel 2012-13 e nel 2013-14, anche nella finale di Coppa Italia del 2013, vissuta chissà come. Niente l’ha mai convertito, niente l’ha mai persuaso. Non è mai stato negatore o rinnegatore della sua fede. Non è mai sfuggito a se stesso. La lazialità autentica è la lazialità di Romagnoli, sempre rimasto stretto alla sua bandiera, costretto a vivere una doppia vita: il giocatore professionista, il difensore-tifoso. Tra ragione e sentimento. Ha parlato ieri per la prima volta, è la confessione di un cuore sincero. La società ha pubblicato uno stralcio delle dichiarazioni rilasciate a Lazio Style Channel, l’intervista integrale andrà in onda alle 20 sul canale 233 di Sky. C’è una vita nelle parole che dice Romagnoli: «La Lazio è l’emozione più grande che ho vissuto dentro e fuori dal campo. Si è realizzato il sogno di quando ero bambino. Non volevo giocare in Serie A, io volevo giocare nella Lazio». Con il diesse Tare, promotore dell’acquisto, faceva il countdown: «Ogni anno con lui facevamo il conto alla rovescia della scadenza del contratto. Immobile e Cataldi mi hanno riempito di chiamate per farmi venire».

Il simbolo

La vita laziale di Alessio racconta una fede estrema. Gli inni biancocelesti sono stati una colonna sonora melodiosa della sua infanzia, dell’adolescenza, hanno continuato ad esserlo quando è diventato calciatore e uomo: «Andavo allo stadio da bambino con mio padre, che è un grande tifoso della Lazio, così come mia nonna, alla quale ero molto legato. Tutto questo per me significa ora indossare la maglia che sognavo fin da bambino». E’ entrato nella vita che ha sempre sognato di vivere. Nulla lega di più che condividere una passione e poterla incarnare. Romagnoli ha dato prova della sua lazialità cantando gli inni sottovoce, mostrandosi con la maglia laziale sui social dopo i derby vinti, non esultando dopo le vittorie contro la Lazio, riuscendo sempre a non essere oltraggioso nei confronti delle maglie che indossava, delle squadre che rappresentava, dei loro tifosi, oggi se ne faranno una ragione: «La non esultanza nella semifinale di Coppa Italia del 2018 è la più grande manifestazione di rispetto nei confronti dei miei ideali e della mia fede. È un mio principio, non avrei mai potuto comportarmi in un modo diverso».

L’idolo

Altri racconti della vita laziale di Romagnoli, futuro biopic, si conosceranno stasera, un’ora prima che la squadra sarà presentata ai tifosi allo stadio Zandegiacomo. Alle 21 passerella sotto le Tre Cime di Lavaredo. Romagnoli, attesissimo, invocato, non era presente alla festa di Piazza del Popolo del 4 luglio. La trattativa non era ancora chiusa, è arrivato in corsa ad Auronzo. Ci sarà stasera e domenica scorsa ha debuttato nell’amichevole contro la Triestina con la maglia 13 di Nesta, giocando 45 minuti. Ieri mattina ha corso sul campo, ha partecipato all’allenamento atletico, ripetute per tutti. Le ha effettuate assieme a Immobile, ad andatura diversa per non rischiare stop causa pubalgia. Sono giorni di emozioni e celebrazioni per Romagnoli, medaglia al merito per la lazialità sempre onorata. Stasera schiarirà la voce e ricomincerà quel canto per anni inascoltato, finalmente libero.

Lazio, si suda ad Auronzo: che caldo per Romagnoli!

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