Romagnoli: “Al derby del 26 maggio giocavo con la Roma ma tifavo Lazio. E infatti…”

ROMA – “Il 26 maggio è stata una gara particolare, perché comunque da professionista ero dispiaciuto per la sconfitta e penso sia anche giusto. Era un titolo, io ero tesserato della Roma ed era normale fossi dispiaciuto per la sconfitta. Ma allo stesso tempo l’ha vinto la mia squadra, normale fossi un po’ più sollevato. È stata una partita difficile”. Alessio Romagnoli inizia così la sua intervista rilasciata a Cittaceleste. Il passato in giallorosso, l’amore per i colori biancocelesti mai nascosto e quella Coppa Italia persa senza rammarico. Il difensore della Lazio ha parlato anche dell’ultimo derby giocato: “La coreografia della Roma? Sinceramente non l’ho guardata, però ho visto l’altra molto attentamente. Ma poi con il fischio dell’arbitro c’è solo la gara”.

Romagnoli e l’avventura nel calcio

“Il grazie penso di doverlo a Sinisa, ha scommesso su di me e ha fatto sì che potessi crescere prima alla Sampdoria e poi in una grande squadra come il Milan. E poi Bruno Conti perché mi ha scoperto da bambino permettendomi di entrare nelle giovanili della Roma, quindi sicuramente un grazie va anche a lui, che tra l’altro è del mio stesso paese. Io sono nettunese, ma sono nato ad Anzio perché a Nettuno non ci sono ospedali che facciano nascere i bambini. Ma sono di Nettuno, di un quartiere che si chiama San Giacomo, e ne sono molto fiero. Lì c’è una bella tradizione del baseball, da piccolo ci giocavo anche io. Qualcuno da non ringraziare? Nessuno, non penso ci siano state per ora persone che abbiano ostacolato la mia carriera”.

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