Roma, un sogno lungo 82 minuti

S i chiama sfiga quando ti avvicini all’impresa di battere – oltretutto a casa sua – una squadra che non perdeva da un anno, precisamente dall’11 maggio del 2023 (sempre con la Roma, peraltro), e un autogol, uno stupidissimo autogol, fa suonare la sveglia che non avevi nemmeno caricato e il sogno bruscamente si interrompe. 

Si chiama sfiga – e pure atroce – perché stavi compiendo qualcosa che nessuno aveva avuto il coraggio di mettere in conto, un autentico miracolo calcistico: ci stavi riuscendo con due rigori, certo, ma anche con una condotta di gara coraggiosa e lucida. La Roma è stata infatti capace di limitare a lungo l’“ingiocabilità” del Leverkusen, difendendosi con le unghie e riuscendo a correggere la maggior parte degli errori commessi all’andata. Proprio da questo punto di vista De Rossi è stato perfetto: ha ripresentato, in sostanza, la formazione con la quale aveva concluso la partita dell’Olimpico riducendo gli spazi in particolare a Frimpong e Grimaldo. L’infortunio dopo 20 minuti di Spinazzola gli ha però complicato la serata: Zalewski, il sostituto, ha mostrato i soliti, notevoli limiti difensivi, inducendolo a spostare El Shaarawy sulla sinistra. 

Le volte in cui il meccanismo di Daniele è andato in crisi da superiorità tecnica dei tedeschi è stato Svilar, con almeno quattro strepitosi interventi, a tenere in partita la squadra: Mile sta mostrando una sicurezza impressionante e trasferisce ai compagni la fiducia che mancava. 

Si chiude qui l’avventura in Europa di una Roma che ancora insegue un posto in Champions e che, sempre per sfiga, si ritrova alle prese con un avversario domestico attrezzato e galvanizzato al quale è condannata a chiedere il favore di vincere il trofeo. 

Il calcio l’ha inventato il diavolo, ricorda spesso Allegri. Anche in questo caso il demonio del pallone ci ha voluto mettere lo zampino obbligando il popolo giallorosso a tifare Gasperini, prossimo avversario della squadra di De Rossi (domenica sera) e, in più, soggetto che non le manda mai a dire, non inseguendo la simpatia del prossimo: è di pochi giorni fa la sua battuta sulla sospensione da codice giallo riferita a N’Dicka che ha alimentato forti polemiche nella capitale. 

Il destino europeo è perciò due volte nelle mani di Gasperini e una in quelle di De Rossi, chiamato a risolverla con un’altra superimpresa. Questa volta completa.  

Precedente Trionfo Atalanta, notte di festa a Bergamo: migliaia di tifosi in centro Successivo Rugani, doppio traguardo: la Champions e la Juve a vita

Lascia un commento