Roma, stadio necessario. Ma quando?

Ho sempre pensato che si debba fare un nuovo stadio per la Roma. Succede un fenomeno curioso: più leggo i giornali che si occupano della cosa e più mi domando se mai questo accadrà. Provate a chiedervelo anche voi, vediamo se avete migliori risposte.     

Non c’entra niente, ma voglio dire che mi è piaciuto (e molto) il titolo della prima pagina del “Corriere dello Sport” di giovedì 7 ottobre. Era questo: “Grazie Italia”. Condivido, sì: “Grazie Italia”.   Ne avevo già parlato in questa colonna del fatto che sarebbe opportuno tornare a far giocare a pallone negli oratori, nei campetti di periferia dove sono nati tanti giocatori importanti. Mi risulta che qualcuno si era interessato alla cosa, ma non ho avuto ritorni. Molti, tra i lettori si saranno divertiti, da bambini, a tirare qualche calcio al pallone nei campetti di periferia. Ecco, perché perdere questa abitudine che reputo sana? Potrebbero intervenire anche gli oratori delle parrocchie, perché anche lì si giocava a pallone.  

Non per vantarmi, ma proprio di recente ho scritto che Pellegrini era molto bravo. Lo si è visto anche con la Spagna e lo si vedrà ancora. Quando uno è bravo, è bravo sempre. E vale anche al contrario: quando uno non lo è, non lo è sempre.   Sempre a proposito della Roma, saluto con affetto Guido Fienga, confermandogli tutta la mia stima. Ha lasciato l’incarico di amministratore della società dopo averla traghettata da Pallotta ai Friedkin. In una fase complicatissima e piena di difficoltà, è stato la figura più importante poiché ha garantito la continuità del club. 

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