Roma, non si tratta così Mourinho

Vista una Roma piacevole (e spesso dominante) anche in rapporto alla forza dell’avversario, lascio ad altri il commento della partita e procedo con la domanda delle mille pistole: cos’altro dovrà fare e dire un grande professionista come José Mourinho per essere non dico confermato, ma quantomeno ascoltato dai dirigenti e dalla proprietà per i quali lavora da due anni e mezzo?
Okay, il padrone, the owner, è americano e la Ceo greca, ma nel calcio – come nella vita – ci sono equilibri e valori universali che dovrebbero essere tenuti in considerazione. Sempre: che senso ha dunque il lungo silenzio yankee? Siamo per caso tornati al padrone delle ferriere?
Sabato Mourinho è arrivato addirittura a mettersi a disposizione per un confronto «in famiglia», un report sui problemi non solo tecnici riscontrati durante la sua non facile gestione. Qualcuno riporta – fedelmente – a Dan le parole dell’allenatore? Con 26 titoli in carriera e una credibilità internazionale senza pari, Mou non possiede forse la competenza e l’esperienza per illustrare al meglio i prossimi passaggi del percorso di crescita della Roma? In questo periodo in cui si leggono inutili e autocelebrative balle spaziali sulle recenti campagne acquisti e cessioni, è ancora attivo un progetto non solo tecnico? O l’intero business plan è vincolato al nuovo stadio?
Trovo mortificante il comportamento della società nei confronti di un fuoriclasse della panchina che per ben tre volte ha inseguito delle risposte. Da quando è arrivato alla Roma si è dovuto arrangiare digerendo assurdi indebolimenti a ritorno zero (Mkhitaryan, Dzeko e aggiungo perfino Pedro) e ristrutturazioni interne prive di qualsiasi senso logico.
In una fase incerta come l’attuale la conferma dell’allenatore delle due finali e dei 45 pieni non sarebbe uno sfizio, ma una necessità: garantirebbe stabilità, chiarezza e tanto entusiasmo in più.
PS 1. Quando Mou parla di «spiegazioni in famiglia» esprime la più alta forma di rispetto nei confronti della società. Eppure… Nelle ultime settimane mi sono chiesto spesso come faccia a restare in queste condizioni trovando sempre la stessa risposta: la sua unicità risiede anche nella capacità di sopportazione e nell’equilibrio, lui sa sempre trovare la giusta distanza per mettere a fuoco quel caos di situazioni contraddittorie che anima la Roma.
PS 2. Non perdetevi “Grande e maledetta” la miniserie di Sky, firmata da Stefano De Grandis, sulla Lazio del ’74. C’è tutta la passione di chi ha vissuto, incontrato, amato.
PS 3. Da 5 anni non possiedo profili social attivi: i tweet e i post che mi vengono attribuiti sono, come direbbe il simpatico Pallotta, «bullshit».

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