Roma, Lukaku il triste compleanno: stanco, mai decisivo nei big match e senza certezze

Avrebbe voluto festeggiare i 31 anni, che compie oggi, in modo diverso. Con un gol, con una qualificazione in Champions o, magari, con una finale europea. Niente di tutto questo. Festeggerà in famiglia, Romelu Lukaku, dopo aver iniziato il giorno del compleanno in aereo con la Roma al ritorno da Bergamo. Stanca la squadra e stanco lui, dopo essere stati messi sotto dall’Atalanta del connazionale De Ketelaere, con cui ha scambiato maglia e parole a fine partita. Salvo sorprese è al passo d’addio con la Roma: Genoa ed Empoli, un’Europa da portare a casa e poi tanti saluti. Se la Roma dovesse andare in Champions mezza possibilità – concreta – di trattenerlo ci sarebbe, altrimenti le strade di Lukaku e del club giallorosso si separeranno. Senza rancore, magari con qualche rimpianto per quello che poteva essere e non è stato. 

Lukaku mai decisivo nei big match: il motivo e un’estate senza preparazione

Lukaku ha segnato e nessuno può smentirlo. Ma nel momento decisivo è calato – e tanto – anche lui. I gol si contano (ne ha fatti 20 in stagione) ma si pesano anche: Lukaku ha segnato contro la Juventus ma poi è rimasto a secco, tanto per fare un esempio, in 6 degli 8 scontri diretti di Europa League. In campionato non è andata tanto meglio: delle 13 reti messe a segno in Serie A quella contro i bianconeri è stata la prima, e a questo punto l’unica, fatta a squadre che precedono la Roma in classifica. Lukaku, infatti, è arrivato a Roma a fine estate, dopo settimane trascorse ad allenarsi da solo tra Belgio e Inghilterra e finora ha saltato appena 4 partite. Fisicamente ha sempre tenuto duro, a volte ha giocato anche quando non aveva fiato per correre e questo l’ha pagato perdendo un po’ di lucidità sottoporta. Con la partenza di Belotti e il rientro di Abraham dopo quasi un anno ha dovuto portare sulle spalle il peso di un attacco che è il quarto del campionato. L’Atalanta, poi, è stata in qualche modo determinante per il suo arrivo in giallorosso: la Roma (Pinto) aveva deciso di puntare su Zapata, la scelta di Gasperini di non lasciarlo partire per una diretta concorrente ha convinto il club ad insistere con il Chelsea per Lukaku, che nel frattempo non era andato alla Juventus e non aveva ancora trovato squadra. Da lì la storia ha cambiato il suo corso. Da agosto c’è stata la rivoluzione: Pinto è andato via, Mourinho anche, la squadra di Gasperini sta per giocare due finali, la Roma si è fermata prima e non è ancora sicura di fare la Champions il prossimo anno. Molto, se non tutto, dipendeva dai 90′ di ieri sera e questo Lukaku e i suoi compagni lo sapevano molto bene. Ecco perché De Rossi gli aveva chiesto uno sforzo in più. Ne andava del presente e del futuro. E anche se Big Rom quel futuro lo vivrà altrove era arrivato il momento di mettere sul piatto il suo livello. Perché in fondo la legge del calcio è universale: i gol si contano. E si pesano. E per questo il suo compleanno non può essere di quelli da ricordare.

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