Roma, Lina che sa fare i conti (con tutti)

A giugno la tagliola delle plusvalenze imposte dal settlement agreement (i 40 milioni previsti) non scatterà. Il sensibile aumento dei ricavi e un deciso miglioramento dei conti – nonostante l’incremento del 20% del monte stipendi – permetterà alla Roma di sviluppare un mercato più dinamico, libero. Sostanziale sarà la riduzione dei sacrifici: si parla del recupero – obbligatorio – di una decina di milioni al massimo. Tutto questo è merito del lavoro in profondità, e nella più assoluta riservatezza, di Lina Souloukou.  
Da mesi i media locali e la tifoseria sono vicini a chi ha saputo riportare Roma al centro della Roma. E anche un quotidiano nazionale con un secolo di storia e successi, quale è il nostro, in passato estremamente critico nei confronti di Pallotta (e derivati) registra con piacere i progressi compiuti dalla manager greca, apprezzatissima a livello europeo e membro ascoltato dell’Eca.  
In poco tempo Lina è riuscita a capire la città, il club, il calcio italiano e le dinamiche politiche che lo stanno soffocando: dopo aver studiato con attenzione Trigoria, ha azzerato i piccoli potentati che la governavano, restituendo centralità al club; ha poi gestito con lucidità l’esonero del gigante Mourinho e l’investitura di De Rossi; ha risolto lo scandalo del video hard del quale non era responsabile ma che la società ha subìto sul piano dell’immagine e, soprattutto, ha affrontato a viso aperto la Lega, trovando il sostegno delle big, anche se si dice che non abbiano gradito la pubblicazione di una lettera contro il presidente Casini: i nostri dirigenti amano la penombra. 
Quarantun anni, sposata e madre, Lina conferma che il nostro calcio ha tanto bisogno di novità e di una maggiore rappresentanza femminile ad alto livello, e non solo per una questione di eleganza formale (si trascurano gli imbarazzanti outfit di numerosi dirigenti maschi per soffermarsi sui tailleur, mah): il coraggio e la personalità con cui agisce dovrebbe suggerire ai proprietari dei club di aumentare non tanto le quote rosa quanto quelle relative a competenza e etica del lavoro delle manager. La linea greca – rigorosa, realista, costruttiva – s’impone infatti al fantozzismo imperante diventato desolante esibizione del nostro mondo. 
La penso esattamente come Giroud, l’ex ministro Françoise non Olivier: «Potremo dire di avere raggiunto la parità tra i sessi quando donne mediocri occuperanno posizioni di responsabilità».  

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Precedente Coppa Italia: Atalanta e Juve a Roma per la storia Successivo Napoli, dentro o fuori: anche l’Europa per ricostruire

Lascia un commento