Roma-Lazio, la partita al contrario

Brutto come soltanto un derby può essere. Giocato al contrario per evidenti sofferenze tecniche della Lazio che non poteva schierare Immobile e Milinkovic-Savic, il cinquanta per cento del suo potenziale offensivo, e ha Luis Alberto in altalena psicologica. Sarri ha furbescamente buttato via lo spartito naturale e costretto la Roma “dedybalizzata” a fare la partita che le riesce peggio, quella di proposta insistita: l’ha attesa azzerando la pressione alta e condannata a sbattere continuamente contro un muro compatto. Di palleggio nemmeno l’intenzione, la squadra corta e manovriera è rimasta a Formello per favorire il lavoro di Vecino e Cataldi, Casale e Romagnoli. Un lavoro facilitato da Zaniolo, che non si è mai acceso, e Abraham che non ha superato i tanti problemi di stagione: l’ingresso di Volpato per Pellegrini ha sottolineato con chiarezza la differenza tra il prevedibile e l’intraprendente.

Il risultato è figlio di un notevole errore di Iban?ez (ha precedenti), prontamente sfruttato da Felipe Anderson, che ha riaperto il dibattito sulla costruzione dal basso, soluzione che dovrebbe essere vietata per legge quando non si hanno difensori con i piedi educati e centrocampisti rapidi e portati alla ricezione e distribuzione. Non è casuale che Mourinho non la prediliga.

Alla vigilia tutto diceva Roma: l’entusiasmo per il passaggio del turno in Europa League, le due assenze eccellenti della Lazio, che dalla coppa era uscita. Hanno invece prevalso i luoghi comuni e la tradizione che di solito premiano chi parte sfavorito. Complimenti a Sarri che il risultato l’ha cercato quasi snaturandosi e prontamente ottenuto.

Dalla cazzata di Iban?ez al fischio finale di Orsato, Mourinho ha invece vissuto dentro un incubo conosciuto: è ricorso a tutte le soluzioni di cui dispone in questo momento, senza ottenere le risposte che cercava. Si è avvalso della facoltà di non confondere, ma non è stato capito da Celik e Belotti, El Shaarawy e Camara.

I limiti della Roma li elenco da metà agosto, nel preciso momento in cui ha dovuto fare a meno di Dybala – Wijnaldum è sempre un’illusione – è precipitata nella sofferenza, compagna di viaggio di una squadra che ha bisogno di soluzioni individuali per dare un senso compiuto a sé stessa. Ci sono traguardi anche parziali per raggiungere i quali la sola organizzazione e un’ottima preparazione non bastano più. Il calcio a certi piani pretende la qualità alta.


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