Roma, Innocenti: "Portai Baldanzi a Empoli, vidi subito il talento"

Andrea Innocenti è uno di quelli che ascolteresti per ore. Specializzato in bimbi sbirciati sui campi di calcio di terra, per trovarci dentro il gene del potenziale calciatore, ora è a Benevento, braccio destro del direttore tecnico Marcello Carli. Erano insieme vent’anni fa all’Empoli. Innocenti poi è andato a Siena, quindi ha raggiunto Marcello Lippi prima al Guangzhou Evergrande e poi nello staff mentre era ct della Cina. E’ tornato, ha visto il ragazzino ormai allievo e poi Primavera, talentuoso come faceva intuire anni prima. E ora se lo ritrova alla Roma.

Innocenti: “Il carattere distintivo? Il talento”

«Era il dicembre 2011, Tommaso aveva 8 anni ed era un po’ di volte che me lo andavo a vedere e rivedere. Società affidabile quella in cui cresceva, il Castefiorentino. Con noi dell’Empoli lavoravano parecchio. Io però a giugno 2012 andai via, quindi lo presi, ma poi non lo vidi». Innocenti era capo del vivaio azzurro mentre Carli affiancava Pino Vitale ds della prima squadra. Andò via e trovò “casa” a Siena. Forse qualcun’altro avrebbe pensato ad uno scherzetto, ce ne sono di storie così. «Altri non io, lo presi per l’Empoli e lì lo lasciai. Ricordo benissimo i due campi, quello per i più piccini era in terra rossa – continua Innocenti – E questo bimbetto, piccolo piccolo, sotto età tra i 2002, se li metteva tutti in tasca. Il carattere distintivo? Il talento, la voglia di determinare con il gesto tecnico, il dribbling, riuscendoci ogni volta già da piccino». 

L’importanza della famiglia

L’Empoli ha sempre avuto un gran vivaio, Innocenti è l’uomo che ha visto il calciatore fatto in bambini come Mattia Viti, Samuele Ricci, Kristjan Asslani. Uno che sa il fatto suo: «Un aspetto da noi non veniva mai trascurato, per volontà del presidente Corsi in persona: le famiglie alle spalle dei ragazzi. E anche quella di Baldanzi era top, mai sopra le righe». Una garanzia per ritrovare qualche anno dopo Tommaso… «Con lo stesso talento, allenato, migliorato, e la testa sulle spalle. Ragazzo serio, pupillo del presidente che forse – lo dico con il sorriso – non lo avrebbe venduto mai». Il ruolo? «Un 10. Tommaso è cresciuto con Totti, Roberto Mancini e Dybala come idoli. Difficile da collocare? Vecchia storia, ma io vi dico: se la giocherà con tutto se stesso».

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