Roma, il riscatto di Wijnaldum dopo il flop con il Psg

Ha la faccia e il sorriso di un attore hollywoodiano, ma origini del Suriname e nazionalità olandese essendo nato a Rotterdam. Cugino dell’ex meteora madridista Royston Drenthe, veste ‘Depay’, la marca d’abbigliamento del suo amico e connazionale Memphis, e sui social non si risparmia. Bella vita, belle auto, una bella famiglia. C’ha tutto, Gini Wijnaldum, meno che un posto da titolare nella squadra che aveva scelto dopo aver lasciato il Liverpool. Quella che l’aveva convinto, a suon di milioni, a tirarsi indietro da un principio d’intesa con il Barcellona e a trasferirsi a Parigi. Poi, però, le cose non sono andate come s’aspettava al Psg e in questa finestra di mercato sarà probabilmente la prima ‘vittima’ importante del nuovo duo al comando formato dal ds Luis Campos e dall’allenatore Christophe Galtier. Wijnaldum, tecnicamente e per carriera, non ha bisogno di grandi presentazioni. Cresciuto nello Sparta Rotterdam e poi nel Feyenoord, ha giocato dal 2011 al 2015 nel PSV Eindhoven prima di passare al Newcastle: 11 gol in 38 presenze che l’hanno messo nel mirino del Liverpool, il club con cui ha scritto la storia riuscendo a vincere la Champions di Madrid nel 2019. Un percorso in cui Gini c’ha messo la sua firma, indelebile, con quella doppietta nella clamorosa ‘remuntada’ al Barcellona nel 4-0 di Anfield. L’anno successivo, è stato tra i protagonisti della conquista della Premier League, che i Reds non vincevano da trent’anni.

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Il flop parigino

Poi, l’avventura parigina. Presentato in pompa magna al Parco dei Principi insieme agli altri svincolati di lusso che l’estate scorsa Leonardo era riuscito a portare in Francia: Messi, su tutti, ma anche Sergio Ramos e Donnarumma. Uno stipendio da top player, quasi 10 milioni a stagione, ma prestazioni poche e deludenti. Pochettino l’ha schierato per la metà delle volte titolare in Ligue 1. Nel 4-3-3 dell’argentino è riuscito a trovare poco spazio a centrocampo, alcune volte è stato anche schierato in attacco, largo a destra con modesti risultati. Poi, in quel fatidico 13 marzo 2022, giorno che verrà ricordato negli annali per i fischi a Messi, gli ultras del Parco dei Principi non hanno risparmiato nemmeno lui, che a Madrid, pochi giorni prima, non era stato nemmeno schierato nella disfatta contro il Real di Ancelotti (3-1). Anzi, non era in campo nemmeno all’andata, quella decisa dal gol con serpentina di Mbappé (1-0). Colpevole per i tifosi, assente non giustificato. Eppure, neanche nelle altre partite di campionato o di Champions aveva brillato particolarmente, probabilmente per non esser mai riuscito a trovare quella continuità di cui aveva bisogno. Ora, nel 3-4-1-2 di Galtier per lui non c’è posto. Verratti sarà uno dei centrali titolari, Wijnaldum non sarà quell’altro. Proprio per questo è stato lasciato a Parigi e non è partito per la tournée in Giappone. Scaricato, ma sempre col sorriso. Quello che durante le vacanze ha mostrato a cena con Momo Salah. «Mi mancavano le conversazioni con ‘the Egyptian King’» ha scritto su Instagram. Con l’ex romanista ha fatto la storia del Liverpool, così come con Alisson. Probabili sponsor per un’esperienza che non solo non gli toglierà il sorriso, sempre presente, ma gli darà anche più minuti in campo. Quelli che cerca in vista del Mondiale e che il Psg non gli può dare.

La Roma ha il sì di Wijnaldum

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