Roma, il primo anno di Lina Souloukou: dalla diffidenza al rispetto di tutti

La premessa è doverosa: ancora adesso nel mondo del calcio se sei donna devi dimostrare qualcosa in più. Succedeva trenta anni fa con Flora Viola, venti con Rosella Sensi e dieci, a Milano, con Barbara Berlusconi. Ma quello che segue è il racconto dei primi dodici mesi da Ceo romanista di Lina Souloukou e non c’entra nulla il fatto che sia donna o uomo, greca o italiana o americana. E’ il racconto di una manager che in un anno, tra mille difficoltà, un po’ di diffidenza iniziale e qualche pregiudizio, ha preso in mano la Roma. Da Trigoria all’Eur, passanto attraverso decisioni impopolari, è stata scelta da Dan e Ryan Freidkin che avevano avuto modo di conoscerla e apprezzarla all’Eca e in ambito europeo. Nessuno immaginava, il 18 aprile di un anno fa, che sarebbe diventata lei la nuova numero uno della Roma dopo l’addio di Pietro Berardi. Ex Ceo dell’Olympiacos, ha messo la Roma al centro di tutto: si divide tra Roma e Atene senza mettere in secondo piano il suo ruolo di mamma, ma ai colori giallorossi dedica ogni energia.

Lina Souloukou, chi è e cosa fa nella Roma

Sta cercando di ristrutturare la società cercando di ridurre i costi (altissimi) aumentando i ricavi e senza far perdere alla squadra la giusta continuità. Ai Friedkin, questo si è capito, piace stupire. Ma piace pure lavorare in silenzio e annunciare le cose quando già sono sicure: è successo così con De Rossi stamattina, è successo così un anno fa con Lina Souloukou. Ha una sorella che lavora in ambito legale e sportivo, è giustamente riservata sulla sua vita privata perché sa che finire nel tritacarne, soprattutto a Roma è facilissimo, e per quanto sia attenta a ciò che si dice di lei (chi non lo è?) poi tira dritta per la sua strada. Ha un’esperienza internazionale, a 40 anni, di altissimo livello, conosce lo sport da dentro (ha giocato ad alti livelli a pallavolo) e da fuori e in questo primo anno, magari commettendo anche qualche errore, come tutti, ha cercato di dare alla Roma continuità e stabilità nonostante l’addio di Mourinho, quello di Pinto e un direttore sportivo che ancora non c’è. Ma lei sì, non salta un giorno. E insieme a Maurizio (Lombardo, cit. Daniele De Rossi) è la persona più vicina all’allenatore. Non è poco. Anzi, è tutto.


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