Roma, il peso degli errori sull'addio di Fonseca

Triste fine della triste storia di un uomo sempre più triste. Lo sguardo di Paulo Fonseca nei minuti finali di Marassi è una finestra sul vuoto. Ritratto da manuale di un uomo sconfitto e ora anche arreso. Quando Edin Dzeko scalcia malamente il rigore e non gli risparmia nemmeno questo, nemmeno l’illusione di un addio appena più dignitoso. Spariti da un pezzo anche gli ultimi, rari sorrisi. 

Zeman, Spalletti, Di Francesco: tutto già visto

Zeman, Luis Enrique, Rudi Garcia, Luciano Spalletti, Eusebio Di Francesco. Uomini evaporati, alla fine di una storia invariabilmente declinante verso un ben retribuito calvario. Tanto tormento e nessuna estasi. Sovrapponeteli, volti e nomi, e avrete la Roma degli ultimi dieci anni. La Roma del sogno americano, diventato incubo. Sono i tifosi i primi a fissare il vuoto. Dopo Manchester più che mai, perché peccare sarà anche umano ma replicare, in una semifinale sotto gli occhi del mondo, è sconcio. A cercare una qualsiasi risposta a quell’enigma insolubile chiamato Roma, per cui al fallimento di uomini e progetti fa da sinistro contrappunto la moltiplicazione dei tribuni e delle forche. I Friedkin l’avranno capito, dal loro coltivato silenzio: vincere a Roma oggi è indispensabile per arginare la catastrofe di umori e pensieri. Si tengano pure la parola sotto chiave, ma parlino in fretta la lingua dei fatti. Pragmatismo yankee? Che sia, ma a partire da subito. Nello sfondo comune di una Trigoria senza leader, senza pace e senza certezze, il fallimento di Paulo Fonseca ha una trama tutta sua, originale. 

Tutti gli approfondimenti sull’edizione del Corriere dello Sport – Stadio

Precedente Juve-Milan: dopo la zampata di Gattuso, 9 anni di delusioni per il Diavolo Successivo Sarri alla Roma, presto l'incontro con Tiago Pinto

Lascia un commento