Roma, i fab four e l’attesa per Zaniolo

Peccato che non si sia goduto la festa in campo. Troppo grande la delusione per aver fatto cilecca. Quando però è uscito Zaniolo, con il Milan in vantaggio di un gol, si è pensato ad altro. È diventata automatica la bocciatura della formula spregiudicata con Nicolò schierato contemporaneamente con Dybala, Abraham e Pellegrini. Probabilmente, guardando il risultato finale con il pari in rimonta della Roma sotto di due reti fino a tre minuti dal recupero, è stato solo lui a non convincere, come se avesse le luci di San Siro puntate addosso a disorientarlo. Il Milan, dall’estate scorsa, è tra i club che lo seguono con attenzione. E Nico avrebbe voluto fare bella figura. E invece non gli è riuscito niente. Né un tiro, né uno strappo e nemmeno un dribbling. Dal suo repertorio ha tirato fuori dell’ennesimo cartellino giallo. Ma Zaniolo, solo un gol in questo torneo, non si deve arrendere. Perché la formula ha comunque funzionato. Mourinho, guidando Foti in panchina, è riuscito ad aggiustare l’assetto in corsa, senza stravolgere l’idea di partenza. Ha alzato Pellegrini e, presa anche la rete del 2-0, ha messo il piede sull’acceleratore, spostando Zalewski a destra per inserire El Shaarawy a sinistra. E dopo il gol di Ibañez pure Belotti per aggredire e quindi spaventare il Milan fino a dentro il recupero. Il coraggio – prima e in gara – ha premiato, dunque, la Roma, cambiata a centrocampo e davanti a metà della ripresa. Nuovi i mediani. Oltre a Zaniolo, fuori pure Cristante per mettere Matic e Tahirovic. Basta andare a vedere che cosa è successo con il loro ingresso in campo. Se il diciannovenne si è preso la responsabilità di aprire il gioco, cercando i compagni sulle fasce, il serbo è stato decisivo nell’azione del pari con il colpo di testa respinto da Tatarusanu che ha permesso ad Abraham di far centro a porta vuota. Qualità in abbondanza, come non si è (quasi) mai vista. Che, dopo la timidezza iniziale, è venuta fuori sul più bello. José ha dovuto aspettare 140 giorni per mettere in piazza il meglio della sua rosa. Insieme Pellegrini, Dybala, Abraham e Zaniolo, prima della sfida di San Siro contro il Milan, si erano visti solo nelle prime due partite del campionato. Il 14 agosto all’Arechi contro la Salernitana e il 22 agosto all’Olimpico contro la Cremonese. Due successi, pure se striminziti. Da quest’estate, mai più visti i quattro dal primo minuto fino alla svolta improvvisa nel match contro i rossoneri. Il terzo tentativo di Mourinho – su 23 gare stagionali (comprese le tre di Euroleague) – è stato però diverso dai precedenti. È cambiato il ruolo di Abraham o se vogliamo essere ancora più chiari quello di Dybala. Si sono scambiati le posizioni. Paulino a fare il centravanti e Abraham alle sue spalle, sul centro sinistra, nel 3-4-2-1. Questo anche per lasciare a Zaniolo la fascia destra, la preferita di Nicolò che può rientrare da lì sul sinistro per andare al tiro. Pelllegrini, invece, in mediana. Palleggiatore accanto a Cristante e quindi costretto ad adattarsi nella zona meno comoda. Fino alle sostituzioni la Roma ha dato l’impressione di essere frenata. Bassa sotto la linea della palla ed eccessivamente prudente. Non basta mettere quei quattro per modificare lo stile di gioco. Il nuovo atteggiamento di squadra è dipeso dalla personalità di chi ha chiuso la partita. Così a Roma è rimasta quella da trasferta: 18 punti, con 5 vittorie e 3 pareggi (solo il ko di Udine). E quella dell’efficacia sulle palle inattive. Con Pellegrini che fa segnare su corner Ibañez e su punizione Abrhaham. 

Zaniolo, provaci ancora

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