Roma, De Rossi in due mesi ha convinto i Friedkin: è l’uomo del rilancio

INVIATO A BRIGHTON – Due mesi di De Rossi sono stati un salto nel buio verso la speranza. Ma a distanza di sessanta giorni esatti dall’insediamento (16 gennaio-16 marzo) la Roma si gode la piacevole scoperta: non è stato azzardato puntare su un allenatore semi-esordiente nel periodo della crisi irreversibile del rapporto con Mourinho. E se il rinnovo del contratto in scadenza non è un tema di dibattito di questi giorni, sembra difficile immaginare che il rapporto possa concludersi a giugno: i Friedkin sono sempre più convinti di aver individuato l’uomo del rilancio, nel breve come nel medio termine. 

Scossa De Rossi

In dodici partite la squadra ha raddrizzato la rotta in campionato con un passo quasi da scudetto (2,37 punti di media): se il ranking italiano aiutasse la rincorsa, la Roma sarebbe già in zona Champions League. Cioè l’obiettivo dichiarato dalla società a inizio stagione e anche da lui nella prima conferenza stampa a Trigoria. Battendo domani il Sassuolo all’Olimpico, De Rossi potrebbe consolidare il quinto posto prima di due settimane abbondanti di sosta (appuntamento a Pasquetta, il primo aprile a Lecce) e quindi prepararsi con calma a un altro mese di esami importanti, tra il primo derby romano e il primo derby europeo. E a proposito di Europa League: la Roma ha eliminato con fatica il Feyenoord e con autorevolezza il Brighton, confermando la sua familiarità con la diplomazia internazionale. Non era scontato dopo un girone deludente chiuso alle spalle dello Slavia Praga, maltrattato poi dal Milan.

De Rossi e la gestione

Insomma, c’è di che essere soddisfatti se non entusiasti. De Rossi ha avuto la forza e il coraggio di stravolgere ogni abitudine a Trigoria – preparazione atletica, tattica, comunicazione – restituendo a tutti i giocatori l’idea di poter competere per traguardi importanti. E’ stato sicuramente sostenuto da qualche episodio favorevole, dal recupero a livelli altissimi di Dybala, Pellegrini e Paredes e dall’esplosione di Svilar. Ma sarebbe sbagliato, più che ingeneroso, definirlo “solo” fortunato. De Rossi è stato bravissimo a gestire l’emergenza con il buon senso, il carisma e la competenza. Ha commesso anche qualche errore di inesperienza e di sperimentazione (ad esempio la formazione di Frosinone e le scelte iniziali a Firenze) ma ha avuto la prontezza di correggersi, senza che la squadra pagasse un prezzo troppo alto. 

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