Roma, caso Dzeko-Fonseca: è l’ora del faccia a faccia

Il bosniaco è tornato in gruppo e sabato sarà convocato per la Juve. Il ruolo chiave del g.m. Pinto

Prove di pace. Per il bene di tutti, ma soprattutto della Roma. Da ieri la tensione tra Edin Dzeko e Paulo Fonseca è meno forte dei giorni precedenti. Anzi, ci sono stati anche dei piccoli passi avanti nel rapporto tra i due, come dimostra anche il reintegro del centravanti bosniaco nel gruppo. Ieri mattina, infatti, Dzeko ha smesso di lavorare individualmente ed è tornato ad allenarsi con i suoi compagni. Fonseca ha diviso la squadra in due gruppi. Nel primo quelli che avevano giocato con il Verona e che hanno fatto una seduta di scarico, nell’altra tutti quelli che non avevano giocato. Tra cui, appunto, anche Edin Dzeko. Ed a suggellare il suo ritorno in squadra ci hanno pensato anche gli account social della Roma, che sono tornati a mettere foto di Edin durante la seduta di allenamento. Cosa che non succedeva da una decina di giorni e, cioè, proprio dal dopo Spezia-Roma di Coppa Italia.

SEGNALI IN AVANTI

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Insomma, chiuso il mercato Fonseca e Dzeko hanno deciso di fare dei passi in avanti, uno verso l’altro. Passi avanti che non sono stati giganteschi, nel senso che ovviamente non ci possono essere stati baci e abbracci come tra due vecchi amici che hanno litigato per motivi futili e si ritrovano a far pace. No, qui i passi avanti sono stati piccoli, ma comunque importanti. E avranno il giusto prologo questa mattina, quando i due si ritroveranno faccia a faccia per chiarirsi. E quello che si diranno lo racconterà molto probabilmente nel pomeriggio (alle 15.30) il general manager Tiago Pinto, in una conferenza stampa che è stata programmata dal dirigente per spiegare il mercato giallorosso ma che diventerà anche l’occasione per parlare di quanto successo tra Edin e Fonseca. Le sensazioni sono positive, altrimenti Pinto avrebbe strategicamente spostato la conferenza tra qualche giorno più in la. Per la sostanza, invece, bisognerà aspettare le partite. E cioè le scelte di Fonseca sull’utilizzo o meno di Dzeko e l’eventuale impegno più o meno grande del bosniaco in campo. Perché nessuno mette in dubbio la sua professionalità, ma poi bisognerà anche capire con che testa Dzeko starà dentro le cose di Roma da qui a giugno prossimo.

IL PIANO DEL CLUB

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Adesso il piano dentro la Roma è quello di farli andare avanti insieme, farli convivere nel miglior modo possibile. Non sarà facile, anche perché nei mesi passati ci sono stati almeno un altro paio di frizioni importanti tra Dzeko e Fonseca che però non hanno avuto risalto mediatico. Ma ci sono state e sono anche quelle lì, come ferite ancora aperte. Ora l’obiettivo è evitare che ci siano ulteriori attriti da qui alla fine della stagione e un lavoro importante – di intelligence – lo dovrà svolgere proprio Tiago Pinto. Cercando di mediare tra i due, di ammorbidire le singole posizioni e di fare da cuscinetto non appena ci sia un minimo accenno di problematiche all’orizzonte. Paradossalmente, il ruolo del g.m. potrebbe essere anche più importante di quello dei due contendenti. Che, comunque, dovranno continuare a venirsi incontro. Collaborando, senza ignorarsi. Perché poi, a conti fatti, Fonseca ha bisogno di Dzeko per arrivare il più in alto possibile (e cioè nella prossima Champions League) e Dzeko ha bisogno di Fonseca per non rimanere in naftalina nei prossimi mesi.

TRA FASCIA E SCUSE

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Dzeko, dunque, sabato tornerà nella lista dei convocati e parteciperà alla trasferta di Torino, in casa della Juventus. Ma lì, probabilmente, non si porrà ancora il problema della fascia, perché Edin – a meno di clamorose sorprese – dovrebbe partite dalla panchina (a guidare l’attacco giallorosso sarà ancora Borja Mayoral). Ma è chiaro che la fascia di capitano sarà sicuramente uno dei passaggi con cui il rapporto può riprendersi o frantumarsi ancora una volta. “Io non ho mai chiesto le scuse di Dzeko – ha detto domenica sera l’allenatore della Roma – Per me i principi morali valgono sempre più di quelli del campo, è la mia educazione. Ma la squadra per fortuna non dipende da un solo giocatore, a prescindere che sia Dzeko o meno”. Anche qui sarà fondamentale il ruolo della società e di Tiago Pinto. Le scappatoie – anche diplomatiche – per risolvere la questione esistono. Adesso spetta al nuovo dirigente portoghese trovarle e metterle in atto. Da ieri i segnali di pace ci sono, adesso però bisogna renderli davvero reali.

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