Ritiro Juve, quando e perché è maturata la scelta: l’obiettivo di Allegri

La sosta e il segnale alla squadra

La partita, infatti, precede la sosta per le Nazionali e sarebbe assai deleterio per l’ambiente bianconero trascinare per quindici giorni le scorie di un risultato negativo senza poter provare a porvi rimedio con un’altra sfida, Niente musi lunghi, dunque, a conferma di come non ci siano stati intenti punitivi nè tensioni da placare o ribellioni da domare. Precisazione che appunto evita di indulgere nella lettura cupa e avviluppata alle tensioni. D’altra parte, però, è innegabile che sia emersa la necessità di mandare un segnale alla squadra per evitare che il cammino in campionato, con le 10 partite che restano ancora da giocare, sia considerato poco più di una passeggiata di salute anche in virtù della quasi certa ancora di salvezza rappresentata dal quinto posto in Champions. Allegri ha annusato l’aria, così come avvenne la settimana precedente il Napoli quando durante gli allenamenti incitava costantemente i suoi a migliorare la mira alla conclusione: una carenza che è risultata fatale nella sfida al “Maradona”.

Juve, l’allarme ‘difesa’

Stavolta l’allarme è soprattutto, e di nuovo, legato a certe svagatezze difensive. Tra i tanti record che Allegri ha messo in fila in queste settimane, ce n’è uno che proprio non gli va giù: 2 gol subiti per quattro partite consecutive. Una fragilità che non aveva mai conosciuto nei suoi otto anni di militanza bianconera e che per ritrovare in generale tocca riavvolgere il nastro fino al secolo scorso, nel 1993 con Trapattoni reggente. Ben 31 anni che testimoniano come la Juventus abbia da sempre edificato i propri successi sulla solidità difensiva: cominciamo a non prendere gol, poi il resto arriva. Ecco, ad Allegri per primo susciterebbe, come dicono in Toscana, “un monte” di rabbia diventare il primo a mettere in fila per 5 partite quella doppia fragilità . E il Genoa ha mostrato un paio di settimane fa al “Meazza” contro l’Inter di rappresentare un bruttissimo cliente: aggressività, ritmi alti e giocatori (a cominciare dall’osservato speciale Gudmundsson) che posseggono l’imprevedibilità e la tecnica per creare problemi nel caso li si affronti con svagatezza. Meglio, allora, mandare un messaggio chiaro: “non sono arrabbiato, ragazzi, ma adesso le chiacchiere stanno a zero. Diamoci una svegliata”.

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