Riecco Miha: “Ho sofferto molto, tornare alla normalità era l’obiettivo. Scudetto? Tifavo Napoli”

A 49 giorni dall’ultima partita l’allenatore rossoblù pronto al rientro: “Vado a Venezia, sì. Sarà unapartita difficile, loro sono disperati”

Dal nostro inviato Matteo Dalla Vite

7 maggio – Casteldebole

Domani, 49 giorni dopo l’ultima panchina (Bologna-Atalanta), Sinisa Mihajlovic tornerà in gara e in panca, al Penzo di Venezia. “Se voi giornalisti mi siete mancati – dice il tecnico del Bologna -? Sì sì, ma siete un male necessario, a volte… Rivedervi fa parte della normalità e quindi in certi casi ti mancano anche certe situazioni. Vado a Venezia sì: nel momento in cui sono entrato all’ospedale e sono venuti a salutarmi De Silvestri e Soriano il sogno era quello di tornare alla normalità e di vedere il giorno in cui uscire per riprendere il mio habitat naturale. L’obiettivo era quello: ritrovarsi dopo trenta e passa giorni in campo è stato bellissimo, un’emozione indescrivibile. A volte si danno cose per scontate, ma la vita bisogna godersela minuto per minuto. Quando passi certe cose è lì che comprendi i valori nella vita: anche una passeggiata ti può dare energia e la sensazione di tornare appunto alla normalità. Questa volta? E’ stato più pesante dal punto di vista mentale, non c’era possibilità di visita, è venuta solo mia moglie con un permesso speciale, nessun altro poteva entrare. La prima volta in cui andai all’ospedale non c’era ancora il Covid e ricordo che mi vennero a trovare Morandi, Ferrero, gli amici. Stavo così, sempre da solo, in una camera: è stata dura. Ho sofferto molto. E la forza ti arriva dalla famiglia grazie alla tecnologia e l’altra famiglia che sono i miei giocatori: mi hanno reso orgoglioso. Cercavo di aiutarmi grazie a loro. Dalla mattina alle sei e mezza a sera era una tortura: dovevamo arrivare all’obiettivo e l’abbiamo fatto”.

Vivere, Inter, Sacchi

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Poi un abbraccio al suo staff ma anche un messaggio chiaro all’Inter. “Ringrazio tutti – continua Sinisa -: staff, giocatori, dirigenti, medici ai quali ho detto che se un giorno smetto di allenare faccio guida turistica dell’ospedale Sant’Orsola. Il mio gruppo? Hanno detto bene quelli della Lega serie A nella motivazione del premio come miglior allenatore di aprile: è vero, spesso non si ricorda chi c’è dietro, più forte chi c’è e meglio vengono le cose. Non era facile nemmeno questa volta, e sono stati bravi anche i giocatori. Gli ho detto: sono dovuto andare in ospedale per non vedervi perdere mai, ma adesso dobbiamo continuare così. Siamo ancora in corsa per gli obiettivi che ci siamo prefissati. Mi farebbe piacere finire bene la stagione anche per dimostrare qualcosa a quelli che non avevano fiducia, la squadra c’è e la coesione fra noi è completa, compresa la società. Se ho fatto un sogno? Posso aver tanti difetti ma di testa sono sempre stato forte: e il primo è stato quello di rimanere in vita, ora per ora, tramite piccole vittorie, passo dopo passo. Ma deve partire tutto dalla testa ed è lì che non devi mollare mai: ci sono stati momenti pesanti, non lo nego, ma sai che devi superarli. La gara più importante di queste sei che ha fatto la mia squadra da imbattuta? Quella con l’Inter: corsi e ricorsi, sentivo dire che avevamo poche motivazioni, nessuno deve dubitare della nostra professionalità, nelle settimane prima mi dicevo “Fanno bene a fare ricorso perché la perdono con noi, la perdono”. Amo l’Inter e là mi sono tolto grandi soddisfazioni, Simone è un mio amico, ma non dormivo alla notte per quelle chiacchiere e ho trasmesso tutta la rabbia possibile ai miei giocatori. Non doveva succedere che fosse una passeggiata per loro, e così è stato. Lo scudetto? Tifavo Napoli, mi piace la gente, sarebbe stato bello anche per l’Italia in cui vincono sempre gli stessi; tra Milan e Inter non ho preferenze. La Champions? L’altro giorno mi ha chiamato Arrigo Sacchi: noi come mentalità siamo ancora lontani da quel tipo di gioco, altre squadre fanno un altro sport, altra intensità oltre alla qualità, lì si rischia mentre in Italia sono tutti molto preoccupati e lo spettacolo ne risente. Ho visto anche Orsato: è stato meraviglioso. A volte lo sento e gli dico: ma perché non fate così anche in Italia? Da noi si buttano per terra, il gioco è spezzettato, in Inghilterra vedrai una volta i medici entrare in campo, qui quasi sempre… La partita di domani? Rispetto alla gara contro la Roma qualcosa cambieremo. Il Venezia? Partita molto difficile, hanno fatto molte sconfitte di fila, se perdono sono in B ma giocano in casa e faranno di tutto, sono disperati. Noi dovremo essere equilibrati, sereni, fiduciosi, lucidi e non cadere nelle provocazioni. E spietati, pensando solamente a noi perché dobbiamo anche riscattare la gara dell’andata: avessimo giocato altre dieci volte non avremmo mai perso”.

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