Rebic e Leao gemelli (molto) diversi: ma accanto a Ibra c’è un posto solo

La solidità del croato e l’estro del portoghese sono due opzioni valide per Pioli sul lato sinistro dell’attacco

Sfogli, limi, rifletti e poi finiscono i petali. La margherita di Pioli è all’ultimo dubbio: Rebic o Leao? Solidità o estro? In palio c’è la fascia sinistra del Milan, l’unico dualismo della rosa. Così diversi, così agli antipodi per stile di gioco e per carattere, ma uniti dal ballottaggio su chi far giocare sulla corsia mancina, dove la mezzapunta è in realtà un attaccante vero e proprio.

Soldato Ante

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Partiamo da Rebic, il croato di Spalato a cui Pioli ha cambiato la carriera. Il suo 2020 è da rivedere in loop come si fa con i grandi classici: 12 reti la stagione scorsa – quasi tutte dopo la fine del lockdown – solo due quest’anno (Lazio e Bologna, decisive). L’ex Eintracht è concreto, affidabile, non ruba l’occhio con numeri d’alto livello o giocate di suola, ma svolge il suo compito con diligenza tattica e rigore. Un soldato leale valorizzato da Pioli: “Mi ha dato un’occasione”. Non l’ha sbagliata. Guai a chiamarlo leader però, risponderà che al Milan ne bastano due: “Ibra e il mister”. Punto e pochi fronzoli, lui è così. Ama giocare a sinistra perché uno come Zlatan spizza e apre gli spazi. L’inserimento senza palla è il suo pane. Veniamo ai numeri: quest’anno ha segnato meno (2 gol), ma ha servito 6 assist in 17 gare. Ha saltato qualche partita per infortunio e tre per il coronavirus. In 12 occasioni è partito dall’inizio. Dribbla meno di Leao (8 uno contro uno riusciti contro 25), ma entrambi hanno giocato come vice-Ibra. Duttile, affidabile, freddo: mettetegli pressione e renderà meglio. La parte concreta della margherita.

Speedy Leao

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Così imprevedibile da non sapere mai cosa aspettarsi. A Reggio Emilia, contro il Sassuolo, ha segnato il gol più veloce della Serie A in soli 6 secondi. Ogni tanto, in allenamento, Pioli l’ha esortato a fare di più. Leao ha capito e si è messo sotto, tant’è che quest’anno ha infilato 6 gol in 22 partite (più 4 assist). Gli stessi dell’anno scorso. Leao è estro, qualità, un pizzico di magia dietro un ragazzo a cui più volte hanno tirato le orecchie. Ibra ne parlò come un talento: “Ha un fisico migliore del mio, ma deve capire che qui non c’è pazienza”. Tradotto: impegnati e avrai successo. Dopo l’infortunio di novembre ha giocato 8 partite su 9 da titolare, saltando solo il Cagliari per squalifica: 3 gol e un assist da vice Ibra. Ora che Zlatan è tornato ha ripreso il suo posto sulla fascia sinistra, dove tra l’altro aveva già fatto vedere belle cose (i 2 assist contro la Roma). Pioli lo invitò ad avere a “giocare col sorriso e a scendere giù dalle nuvole”. Perché Leao è anche un po’ così, un ventunenne di qualità a cui va data una spinta. Lui e Rebic si equivalgono per passaggi chiave (15 a 14) e tiri totali (22-18), ma il croato lo batte per palloni intercettati (27-15). Stili diversi. Pioli guarda i petali e riflette, a cominciare dalla prossima sfida contro il Crotone, dove l’obiettivo è tornare primo.

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