Raphinha, gol e lotta per meritarsi il Barcellona

BARCELLONA – Il futuro di Raphinha al Barcellona non è assicurato nemmeno dopo la doppietta rifilata al Paris Saint Germain nella gara d’andata dei quarti di finale di Champions League. Non proprio ortodosso come attacco, considerato che il pezzo vuole celebrare la resilienza di un calciatore che, sin dal suo arrivo, è stato duramente criticato da buona parte – la quasi totalità – dei tifosi e dell’opinione pubblica blaugrana. Eppure è proprio così, il Barcellona ha vinto di nuovo fuori casa in Europa, cinque anni dopo l’ultima volta, grazie ai gol di un calciatore che avrebbe ceduto volentieri la scorsa estate e che proverà a vendere la prossima per fare cassa, nonostante Xavi Hernández sia entusiasta di lui. Ma, del resto, tranne clamorosi dietrofront, l’anno prossimo non ci sarà nemmeno lui: «È un giocatore speciale e decisivo. Tra i migliori in assoluto attaccando gli spazi: è intenso, pressa alto e lavora per la squadra restando sempre a disposizione dei suoi compagni. Sono molto contento di lui».

Raphinha e non solo…

Difficilmente l’attaccante brasiliano dimenticherà la partita del Parco dei Principi dove sono arrivati i suoi primi gol nella massima competizione europea che gli sono valsi il premio di mvp dell’incontro: «È stata una serata speciale della quale conserverò per sempre il ricordo – ha ammesso il calciatore nato a Porto Alegre 27 anni fa – . Ero cosciente che avrei dovuto lavorare duro per tornare sui miei migliori livelli. Provo sempre a adattarmi il più rapidamente possibile ai cambi di posizione. Il mio futuro? Ho ancora diversi anni di contratto con il Barcellona e spero proprio di onorarli. Farò tutto il possibile per riuscirci». E, del resto, è già da diverse settimane che Raphinha non esce dall’undici titolare di Xavi che sul campo del Psg lo ha schierato per la settima volta consecutiva nella sua formazione iniziale. E la verità è che sarà difficile prescindere da lui se manterrà fino alla fine il suo attuale stato di forma. Assieme a lui, a Parigi, il Barça si è goduto, tra gli altri, il Lewandowski più indomito della stagione, il ritorno della magia di Pedri e l’oramai solita esperienza, acquisita chissà dove e chissà quando, del diciassettenne Pau Cubarsí.

Burgos e il caso Yamal

Lamine Yamal, invece, i 17 anni non li ha ancora compiuti, diventando a 16 anni e 272 giorni il calciatore più giovane della storia ad aver disputato un quarto di finale di Champions League. Suo malgrado, però, la perla della cantera blaugrana si è visto coinvolto nella polemica costata il posto di lavoro a Germán Burgos. L’ex vice del Cholo Simeone all’Atlético Madrid è stato, infatti, silurato da Movistar Plus dopo il suo stupido commento in diretta. Vedendolo palleggiare e con l’obiettivo di lodare le doti da giocoliere del giovane calciatore del Barça, El Mono ha pensato bene di dire «occhio che se non gli va bene (nel mondo del calcio, ndr) finisce a un semaforo». Frase che ha portato il Barça e il Psg a non presentarsi ai microfoni dell’emittente televisiva spagnola nel post partita nonostante le scuse in diretta di Burgos alle quali è seguito un lungo post sui suoi social: «Con il mio commento volevo scherzare sulla sua qualità e non sulla sua etnia o classe sociale». Tutto inutile, Movistar lo ha scaricato in tronco diffidando anche la conduttrice del programma, Susana Guasch: «Buongiorno, l’unica cosa che chiedo è di rispettare i figli degli altri, grazie», la chiosa del papà di Lamine.

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