Quotazioni (e punti) in crescita con le mosse di Sarri: Cataldi play e la “pace” con Luis Alberto

Rispetto ad un anno fa, dopo 12 giornate di campionato, i biancocelesti hanno raccolto 3 punti in più. Rimangono però alcune note negative come la difesa e i problemi di Zaccagni

Più tre. Sembra poco, ma non lo è affatto. Tre sono i punti in più che la Lazio ha in classifica rispetto a un anno fa dopo 12 giornate di campionato. Un segno positivo per nulla scontato dopo la rivoluzione copernicana in panchina che ha portato all’addio di Simone Inzaghi e all’arrivo di Maurizio Sarri. E ancor meno scontato dopo un inizio di stagione vissuto tra alti e bassi dalla formazione biancoceleste. Che nelle ultime settimane sembra però aver trovato il passo giusto e una regolarità di rendimento che era mancata in precedenza, quando a risultati eclatanti avevano fatto seguito pesanti rovesci. Non tutti i problemi sono stati risolti, ovviamente, il lavoro che il tecnico deve fare è ancora tanto. Però la sensazione è che, dopo vari esperimenti, possa essere stata imboccata la strada giusta.

Cosa va

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Il gioco scorre più fluido e la difesa prende meno rischi. Ciò è stato reso possibile da un’applicazione meno rigida dei principi che chiede l’allenatore. Il pressing è così meno esasperato e il baricentro della squadra è leggermente più basso rispetto a quanto accadeva nelle prime partite di campionato. Questo però non ha impedito alla Lazio di continuare a produrre occasioni da rete. L’attacco continua a girare bene, grazie soprattutto al tridente offensivo, dal quale sono già arrivati 17 gol. Dieci ne ha segnati Immobile, 4 Pedro e 3 Felipe Anderson. Tra le note positive c’è pure la ritrovata ispirazione del centrocampo, che grazie all’inserimento di Cataldi e al recupero di Luis Alberto è tornato su livelli ottimali.

Cosa non va

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La difesa subisce meno, ma continua ad essere l’anello debole della formazione biancoceleste. È vero che nelle ultime tre gare di campionato i gol al passivo sono stati due (alla media di meno di uno a partita), mentre nelle prime nove i gol incassati erano stati 17 (con una media di quasi due a gara), però la sensazione di vulnerabilità resta. Ed ha causato, nelle ultime uscite, le rimonte dell’Atalanta in campionato e del Marsiglia in Europa League. Il discorso, ovviamente riguarda non solo la retroguardia, ma l’intera fase difensiva della squadra romana. È un problema soprattutto di atteggiamento mentale: i biancocelesti vanno in apnea quando devono gestire una situazione di vantaggio, non riescono a fare il palleggio che sarebbe necessario in determinate fasi della partita.

Promossi e bocciati

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Tra i primi oltre ai soliti volti noti (ossia Immobile, Milinkovic, Acerbi) ci sono i due esterni Felipe Anderson e Pedro. Sembravano due soluzioni di ripiego, sono diventati due punti fermi della squadra e stanno facendo la differenza. Poi Cataldi, che è la rivelazione della stagione. Ha soffiato a Leiva il posto di play maker e da quando c’è stato l’avvicendamento le cose sono sensibilmente migliorate. Tra i promossi anche Luis Alberto. Fino a poche settimane fa era un separato in casa. È stato bravo a reagire e a tornare al centro del progetto. Ci sono poi i bocciati. Innanzitutto Muriqi. La partenza di Caicedo lo aveva promosso al ruolo di vice-Immobile, ma finora ha fallito tutte le occasioni che gli sono state concesse. Male, ma non per colpa sua, pure Mattia Zaccagni. Il suo apporto è stato finora nullo, ma fondamentalmente perché è stato bloccato dagli infortuni (già due). Deludente anche il rendimento di Akpa-Akpro che, con l’arrivo di Sarri, sembrava potesse avere grandi chance, ma fino a questo momento non è stato capace di cogliere le occasioni.

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