Provedel l’ha rifatto! Prima l’Ascoli, ora l’Atletico: il gol del portiere che faceva la punta

Il numero uno della Lazio aveva già siglato un gol molto simile in Serie B, il 7 febbraio 2020. Giocava con i campani e segnò al 95esimo

Francesco Pietrella

19 settembre – MILANO

Un gol da punta vera per chi da bambino faceva l’attaccante. Ivan Provedel l’ha rifatto. Da Ascoli-Juve Stabia del 2020 in Serie B, con i tifosi affacciati ai balconi per vedere le partite al Romeo Menti, a un colpo di testa decisivo in Champions con la Lazio. Il bello è che Provedel di professione fa il portiere, difende pali e speranze, ma per una volta ha scelto di riabbracciare il passato.

esultanza? quasi

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Il cross di Luis Alberto è di quelli fatti col compasso per finire proprio lì, la difesa dell’Atletico è ferma, il Cholo Simeone, vestito di nero e ansioso come se fosse una finale, sta aspettando il triplice fischio, ma alla fine spunta Ivan: 1-1. Dopo aver siglato il gol più importante della sua carriera quasi non esulta. Corre, si guarda intorno, poi si pianta sotto la tribuna accerchiato dai compagni. C’è Cataldi che sembra dirgli “ma che hai fatto?”. Poi Luis Alberto lo bacia, Immobile gli prende il viso tra le mani. Ivan Provedel marcatore, chi l’avrebbe mai detto? E invece Ivan l’ha piazzata così all’esordio in Champions. L’anno scorso ha chiuso il campionato con 21 clean sheet. Tre anni fa, in Serie B, aveva siglato un’altra rete.

quella volta in b

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Il precedente ha data e luogo: stadio Romeo Menti, 7 febbraio 2020, Ascoli-Juve Stabia. Provedel è il portiere dei campani, a un pugno di secondi dalla fine arriva in area e segna sugli sviluppi di un angolo. Anche lì, gol del pari. Un omaggio al suo passato da attaccante. Il fermo immagine è di quelli da studiare: Provedel è l’unico giocatore della Lazio a muoversi sul cross di Luis Alberto. Tutti fermi, anche quelli dell’Atletico. 

la punta da bambino

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A La Spezia lo chiamavano “il guardiano del faro”. L’ha ribadito più volte: “Cerco di fare più luce possibile, di fermare quello che si riesce a fermare”. Oppure di far gol. Se gioca a calcio da professionista lo deve a due persone: Gianfranco Zigoni e Renzo Zanet. Del primo si sa tutto, vecchia punta eccentrica di Roma, Juve e Verona, dell’altro poco. Ha il merito di aver portato Ivan a San Paolo di Piave per farlo giocare con la squadra locale, il Liapiave. Provedel giocava in attacco, ma non gli piaceva: “Volevo emulare il Jasin”. La sua passione per il “Ragno nero” nasce da un c’era una volta raccontato da suo nonno, russo di Mosca. Il resto è storia recente: la Lazio se lo gode, Spalletti lo studia, lui fa gol e para. Il debutto in Champions è da cartolina.

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