Presidente De Laurentiis, Koulibaly e Napoli non meritano quel “cartello”

Il “basta africani” del patron del Napoli suono proprio stonato: la città di De Crescenzo e di Pino Daniele non chiude le porte a nessuno

Egregio Presidente De Laurentiis, per quanto la si rigiri tra le mani come il cubo di Rubik; per quanto i falegnami di corte si siano affannati a smussarla, l’affermazione che lei ha rilasciato a Wall Street Italia, suona inevitabilmente sgradevole: “Basta africani, oppure che rinuncino a giocare la Coppa d’Africa. Io non ne comprerò più per questo motivo. Noi paghiamo gli stipendi per mandarli in giro a giocare per il mondo nel bel mezzo del campionato”. Legittimo e condivisibile un appello alla razionalizzazione del calendario internazionale e legittimi anche i dubbi di opportunità su competizioni tipo Nations League. Si gioca troppo, a danno del prodotto sportivo, che dovrebbe essere la priorità comune.

Ma il ragionamento doveva restare su un piano teorico generale. Perché geograficizzarlo? Perché “basta africani”? Nessuno le attribuisce sentimenti razzisti, ci mancherebbe, ma non sente come suona male? Come un cartello alla porta: “Noi non possiamo entrare”. Solo perché Koulibaly e altri sono stati precettati in Coppa d’Africa nel cuore del campionato? Il diritto di rappresentare la propria nazione è sacro e intangibile. Senza contare che i soli “napoletani” ad aver vinto qualcosa nelle ultime due stagioni sono stati Insigne, Di Lorenzo e Koulibaly, proprio grazie alle nazionali. Lei può anche sbottare alla Totò: “E io pago!”. Ma non può ignorare che i successi delle nazionali ricaschino sui club, in termini di prestigio, ma anche di valore di mercato del giocatore.

Se Koulibaly ha portato in cassa 40 milioni è anche grazie alla vittoria del Senegal in Coppa d’Africa. Inutile ricordarle quanto il Napoli sia stato benedetto dai trionfi di Diego con l’Argentina. Si chieda come possa sentirsi un Anguissa dopo le sue parole. Koulibaly, comprensibilmente, c’è rimasto male: “Serve rispetto per le nazionali africane”. C’è rimasto male per tutto quello che ha dato in questi anni: un quasi-gol scudetto, ma soprattutto un impegno appassionato da leader etico e tecnico, senza risparmio. Ha ragione Kalidou quando dice: “So per certo che a Napoli tante persone non la pensano come De Laurentiis”.

I napoletani sanno quanto Koulibaly fosse intimamente legato alla città e ricordano la sua beneficenza silenziosa: i giocattoli ai bambini del Santobono, i raid notturni nelle notti più fredde per portare vestiti pesanti ai senza tetto. Presidente, “basta africani” sfregia l’immagine che il mondo ha di Napoli da sempre: città dell’accoglienza, dalla tracimante umanità.

Il Golfo di Napoli ha la forma di un abbraccio. È proprio per l’ipertrofia del cuore e della generosità che Luciano De Crescenzo considerava Napoli “l’ultima speranza che resta alla razza umana”. La città del “caffè sospeso”: al bar ne paghi uno in più per chi non può permetterselo. Presidente, ricorda “Medina” di Pino Daniele, lp del 2001? Gran disco.

Ci lavorò per due anni viaggiando in Africa e per il mondo arabo in cerca d’ispirazione e nuove sonorità. La gemma è “Africa a, Africa e”, una poesia d’amore per l’Africa, in cui duetta con il cantante Selif Keita, maliano come Mamadou Coulibaly della Salernitana: 5 minuti di emozione in cui vengono ripetute solo le parole “Africa” e “Ay na n’kawa” che significa “ancora insieme”. Bella anche “Galby”, scritta con il cantante marocchino Nabil Khalidi, che fa: “Noi potremo essere orgogliosi di una terra senza frontiere, lo faremo con parole e preghiere”. In una terra senza frontiere, com’è il mondo che abitiamo, non si dice “basta” a nessuno, presidente De Laurentiis. Buon campionato.

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