Possanzini, la Juve e il calcio ipnotico: "Anche in Serie C si può giocare bene"

Possanzini e l’ipno-zona

Com’è nata la ipno-zona?

«Definizione simpatica che ha dato un giornalista mantovano per descriverci quando a volte teniamo palla e ci fermiamo, accarezzando il pallone con la suola, aspettando che gli avversari vengano a prenderci per trovare spazi alle loro spalle, sfruttando poi il palleggio per andare a far gol. Siamo contenti di aver dimostrato che anche in C si può giocare a calcio, senza ricorrere a lanci lunghi, a difesa e contropiede. In estate il 3-0 sul Brescia in amichevole ci ha fatto capire che la strada era quella giusta».

Ha deciso di rimanere a Mantova, nonostante i rumor reali su Sassuolo, Palermo e persino Napoli fossero reali. È convinto che la ipno-zona funzioni anche in B?

«Con Botturi e il presidente Piccoli abbiamo creato questo sistema dal nulla e vogliamo vedere fin dove possiamo spingerci. Se dovrò salire di categoria, potrà farlo anche nei prossimi anni».  
 
Il suo calcio è più alla Gasperini, alla Klopp o alla Guardiola-De Zerbi?

«Cerco di mixare tutto questo. Mi dà fastidio vedere quando gli avversari tengono la palla più di noi, ma non mi piace nemmeno il possesso fine a se stesso. Si sta andando sempre più verso un calcio fisico, si torna ai duelli: allenare gli uno contro uno è importante almeno tanto quanto il palleggio».  

Ha più dato o preso nell’esperienza con De Zerbi?

«Spero entrambe le cose. Essere stato il suo vice per sette anni mi è servito anche per capire tante cose nella gestione dello spogliatoio. Nel mio ruolo avevo più rapporti con staff medico e giocatori poco impiegati».

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