Pioli: “È un Milan che mi entusiasma. E In Champions dobbiamo crederci”

Il tecnico rossonero sul palco di Trento: “Questa squadra mi entusiasma, vorrei essere il primo allenatore milanista nel nuovo stadio”

7 ottobre – Milano

“Coi giocatori bisogna essere chiari, diretti, nelle cose positive come in quelle che non funzionano. Vanno stabiliti degli obiettivi da raggiungere insieme”. Stefano Pioli, ospite al Festival dello Sport, racconta il suo Milan da Trento. “Se ho mai litigato con qualcuno? Sì – confessa -, tutti i giorni… ma attraverso il confronto si possono trovare gli aspetti positivi”. Sulla sfida appena vinta contro l’Atalanta: “Contro di loro abbiamo vissuto il punto più basso (5-0, ndr), ma da lì siamo ripartiti con ancora più forza. È arrivato Ibrahimovic insieme ad altri giocatori, dopo quella sconfitta. Sempre contro l’Atalanta, però, nella scorsa stagione è arrivata anche la qualificazione in Champions”. In campionato sarà lotta serrata: “Vogliamo star lì fino alla fine, sarà dura per noi ma lo sarà anche per gli altri”.

Champions League

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Le sconfitte europee contro Liverpool e Atletico hanno lasciato il segno, ma non hanno fatto perdere la speranza di superare il girone di Champions: “Come ho detto la sera del match con l’Atletico, l’arbitro non è stato il migliore in campo… La classifica è molto negativa ma ci sono ancora quattro partite e dobbiamo crederci. Le prestazioni non sono state negative. E poi questo è un Milan che mi entusiasma. È entusiasmante il nostro modo di giocare, ai miei calciatori piace quello che stiamo proponendo. E così è più facile anche raggiungere certi risultati. Mi alzo ogni mattina con grande positività, ho la stessa passione di un allenatore che siede in panchina da pochi giorni. Spero che i miei ragazzi non mi vedano troppo vecchio… qualcuno di loro, ogni tanto, mi manifesta della situazioni personali. È un segno di stima e anche il segnale di un bisogno. Sono ragazzi fortunati quanto vogliamo, ok, ma anche loro vivono i problemi di tutti, come essere lasciati dalla ragazza o avere un cattivo rapporto coi genitori”. Milan significa anche tradizione: “È un club glorioso, a Milanello c’è un gran senso d’appartenenza, dagli chef fino alla portineria. E anche i tifosi li abbiamo sempre sentiti vicini, anche quando non potevano esserci, anche quando eravamo in difficoltà. Con loro siamo più forti, sbaglia chi dice che rendevamo di più in un San Siro vuoto”.

Talento giovane, strutture vecchie

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Con l’ambiente Milan c’è stato feeling fin da subito: “Ma poi questa armonia va trovata giorno per giorno. Anche la filosofia incentrata sui giovani sta dando frutti, con un buon lavoro di scouting e con un po’ di tempo per crescere. Siamo andati a prendere ragazzi come Tonali che stavano già giocando in Serie A. Sandro il talento l’ha sempre avuto, è cresciuto moltissimo e non ha ancora raggiunto il massimo del suo potenziale”. Non sono giovani, invece, gli stadi italiani: “Spero di essere il primo allenatore del Milan nel nuovo San Siro, abbiamo strutture vecchie”. All’avanguardia, invece, è il modo di fare il mister: “In questo momento ho collaboratori molto giovani che sono avanti a me dal punto di vista tecnologico. Mio figlio è uno dei quattro video-analisti… essere il figlio del mister non è semplice, ma se lo sta guadagnando. Va dato il giusto peso a tutto questo, l’occhio umano alla fine deve fare ancora la differenza. L’obiettivo è mettere i giocatori nelle posizioni migliori per esprimere il loro talento. Si parla troppo di numeri, non c’è un sistema di gioco vincente… la differenza la fanno qualità e lo spirito. È questo mix che fa la differenza”.

Ibra e Astori

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In video irrompe Ibrahimovic, che con un video scherza con Pioli: “Mi puoi spiegare come Zlatan ti ha fatto diventare così importante?”. Pioli ride: “È troppo intelligente, il personaggio Ibra è quello che si vede dall’esterno, ma in spogliatoio è veramente simpatico. Gestirlo è facilissimo. È arrivato con l’atteggiamento perfetto, osservava molto chi aveva accanto per capire con chi aveva a che fare. Poi ha preso il ruolo del leader tecnico ed emotivo, è una figura completa ed importante, una grande persona. L’uomo intelligente sa quando è il momento di intervenire. Lui sa quando deve essere ‘cattivo’ e quando coccolare un compagno. Sanremo? Lì non l’ho visto, avevo altro da fare… ho visto solo qualche spezzone. Credo sia meglio che pensi ancora a fare il calciatore, può darci ancora molto. Ho allenato anche un super campione come Klose, ma Zlatan vede il gioco molto prima degli altri. Così, oltre alla fisicità straripante, è rapido nell’esecuzione e non sbaglia mai la scelta. Ibra allenatore? Non lo so, potrebbe farlo se smussasse qualche spigolo e qualche rigidità”. Commozione, come sempre, nel ricordo di Davide Astori: “Quando lo conobbi, dissi allo staff ‘questa volta abbiamo trovato il capitano con la C maiuscola. La sua scomparsa ha segnato tutti. Basta ricordare il giorno del funerale di Davide, la partecipazione che c’era. Ed erano persone che non potevano averlo conosciuto come abbiamo fatto noi, la sua semplicità era straordinaria”.

Allenatori e modelli

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Pioli parla anche dei suoi trascorsi da calciatore e dei suoi modelli: “Arrivai alla Juve molto giovane, ma trovai in Trapattoni un allenatore che mi trasmise da subito passione ed entusiasmo… e mi incitò a usare meglio il piede sinistro. Mi ha insegnato molto, è uno dei tre allenatori che mi hanno lasciato qualcosa in più. Gli altri sono Bagnoli e Ranieri. Con Claudio ho trascorso l’anno in cui ho iniziato a studiare di più il gioco… mi ripeteva spesso che avrei fatto l’allenatore a fine carriera e mi spiegava che nella vita c’è anche il grigio, non solo il bianco e il nero”. Da calciatore Pioli ha subìto molti infortuni: “Per fortuna non mi ricordo quasi più nulla… la situazione di Eriksen ha colpito me come tutti, ed ero parte in causa perché Kjaer è stato protagonista di quel momento”.

Idolo Bugno

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Altre passioni: “Dopo il calcio per me vengono ciclismo e tennis. La bici mi fa star bene fisicamente e mentalmente, ho un ottimo rapporto con Cassani, Bugno che era il mio mito, Magrini e tanti altri. Ma anche il basket, con i miei Lakers. In Italia abbiamo persone competenti e speciali come Messina, o Scariolo. I punti di contatto col calcio sono pochi, ma sono attento perché ovunque si può imparare qualcosa. Adesso gioco anche a padel, quando il ginocchio lo consente… è divertente. Anche il canto e il ballo mi piacciono, ma sono disastroso in entrambe le cose. La musica mi accompagna in ogni momento della giornata. E ho la collezione completa dei fumetti di Tex”. La sorpresa dal vivo è proprio l’incontro col palco con Gianni Bugno: “Quando ero alla Fiorentina registravo tutte le corse per vedere Gianni, aveva uno stile inconfondibile. Un grande campione che avrebbe potuto vincere anche di più”.

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