Perché la Juve a volte si spegne

TORINO – È successo tre volte e più precisamente con Fiorentina, Inter e Napoli, ieri pomeriggio. Tre partite diverse per storia ed evoluzione, ma legate da un approccio sbagliato della Juventus, un blackout al termine di una serie di prestazioni positive. Quando i bianconeri hanno clamorosamente perso contro la Fiorentina, arrivano da 5 vittorie e un pareggio (hanno annullato il Barcellona al Camp Non, brillato in trasferta contro Genoa e Parma). Con i viola appare come l’impegno più facile di dicembre, ma finisce malissimo, con l’espulsione di Cuadrado che condiziona, ma una prestazione generale molto deludente. Dopo la Fiorentina la squadra si rimette sui binari giusti e arrivano 4 vittorie (Udinese, Milan, Sassuolo e Genoa in Coppa Italia) e prestazioni convincenti. Poi a San Siro, contro Conte non funziona nulla, Pirlo si infuria per la mollezza e la deconcentrazione. Dopo la sconfitta di San Siro c’è ancora una grande reazione: vittoria in Supercoppa e contro Bologna, Spal, Samp e, infine, l’eliminazione dell’Inter dalla Coppa. Si inizia a parlare di Juve allegriana per concretezza e cinismo, ma ieri con il Napoli, la Juventus è partita di nuovo lenta e svagata, certamente diversa dal branco feroce che ha aggredito l’Inter e la Roma.

Insigne segna su rigore: Juve ko a Napoli

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Insigne segna su rigore: Juve ko a Napoli

I motivi

Perché questi blackout improvvisi? Innanzitutto per colpa del calcio-Covid: tutte le squadre accusano, infatti, gli stessi problemi e tutto è legato al clima in cui si gioca e al calendario. Non c’è tempo per allenarsi come si deve e, soprattutto, per riposare: giocando ogni tre la squadra viene centrifugata e ogni tanto si spegne. È capitato a Milan, Inter, Atalanta, Roma e Lazio. È un tratto di questo strano campionato. Un altro fattore è l’inesperienza della squadra (tanti i giovani) e dell’allenatore: la gestione della concentrazione della squadra e della tenuta psicologica ci sono capacità mentali che si acquisiscono con gli anni. Fa riflettere, inoltre, un dato legato al centrocampo: la media punti della Juventus con Arthur in campo è nettamente più alta (2,2) rispetto a quella senza di lui (1,8). Non significa che Arthur sia, da solo, così decisivo, ma è indicativo di un problema a centrocampo che magari non è il “punto debole” della Juve, ma certamente non è il punto forte. Tolto Arthur manca un giocatore con qualità e pensiero per costruire. Ma Arthur in questo momento è infortunato. E questo porta al quarto punto: la sorte non sta certamente aiutando Pirlo. La mancanza di uomini chiave, anche per lunghi periodi, ha accorciato le scelte del tecnico. Finora la Juventus non ha mai avuto a disposizione Dybala (non uno qualsiasi) e ha rinunciato spessissimo ad Arthur e Ramsey, oltre ad aver patito assenze piuttosto lunghe di Ronaldo, De Ligt e Chiellini.

Pirlo: "La Juve non meritava di perdere"

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Pirlo: “La Juve non meritava di perdere”

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