Perché Italia-Spagna è il derby dei complessi di inferiorità

A volte loro desiderano essere noi, a volte noi loro. Un’altalena che va da Zamora e finisce a Mancini, passando per Aragones, Cannavaro, il tiqui-taca, Almodovar, Raffaella Carrà, Valentino Rossi, Marc Marquez…

Faceva caldo a Vienna, trenta gradi, l’aria era umida e la palla ce l’avevano sempre loro, gli spagnoli. Con la quarta stella di campioni del mondo sulla maglia, l’Italia aveva scelto di giocarsela in linea con la storia e con la tradizione. Lasciandogliela. L’Italia dura, l’Italia cinica, l’Italia che alla fine vince sempre lei. Questa era l’idea che di noi s’era fatta la Spagna, Donadoni decise che non fosse il caso di fargliela cambiare.

Precedente Guinea, vittoria possibile contro il Sudan Successivo Cuadrado, parla la madre: “Penso di sapere dove chiuderà la carriera...”

Lascia un commento