Perché il trasferimento dell’inchiesta Prisma è un successo per la Juve: cosa cambia e cosa succede ora

A occuparsi della pubblica accusa non sarà più la procura di Torino, che aveva coordinato le indagini: si ripartirà da capo, o quasi. E non si annunciano tempi brevi

Giuseppe Nigro

7 settembre – MILANO

Il tempo delle sentenze è lontano. Presumibilmente ancora più lontano dopo il pronunciamento dei giudici della Quinta sezione della Corte di Cassazione. Ma intanto è un punto a favore delle difese la decisione di trasferire da Torino a Roma gli atti del procedimento penale dell’inchiesta Prisma nei confronti della Juventus e di altri 12 indagati (gli ex vertici del club tra cui Agnelli, Nedved, Arrivabene e Paratici) per reati che vanno dal falso in bilancio all’aggiotaggio, dall’ostacolo alla vigilanza alle false fatturazioni. 

COME CI SI È ARRIVATI

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I collegi difensivi avevano chiesto lo spostamento dal tribunale di Torino, sollevando la questione della competenza territoriale, già in sede di indagini preliminari, quando ancora l’azione investigativa non era conclusa (proseguita dunque da parte di chi non aveva titolo a farlo, dice la decisione della Cassazione). E di nuovo hanno avanzato poi la richiesta all’udienza preliminare, quando il gup di Torino Marco Picco lo scorso 10 maggio ha demandato alla decisione della Suprema Corte, la cui decisione è arrivata in queste ore. La competenza territoriale è legata a dove si sarebbe compiuto il presunto reato più grave tra quelli in capo agli accusati, cioè quello di aggiotaggio: le difese avevano indicato Milano, in quanto sede della Borsa, o in subordine Roma, quale sede dei server delle comunicazioni contestate. 

PERCHè è IMPORTANTE

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Si riparte così in un ambiente più “neutro”, e il precedente maturato nel frattempo nel caso Orsolini dà un’idea di cosa possa cambiare, rispetto a quello di Torino considerato ostile dalle difese, togliendo la pubblica accusa a un pool da cui per i noti motivi delle dichiarazioni contro la Juventus si era già sfilato il pm Ciro Santoriello. Con questa decisione esce così di scena la Procura che ha dato impulso all’inchiesta e l’ha coordinata sulla base della propria tesi accusatoria, dovendo rimettere ora le risultanze delle proprie indagini a una diversa procura che prende in mano adesso la pubblica accusa senza aver partecipato alle indagini che hanno portato il procedimento fin qui. Ed è un ulteriore punto per le difese l’allungamento dei tempi: senza che questo implichi qualcosa sul tema della prescrizione, allontana il momento processuale dall’emotività di un’inchiesta molto mediatica e delle decisioni già arrivate intanto dalla giustizia sportiva, sulla base di elementi di indagine tutt’altro che cristallizzati dalla giustizia ordinaria. 

COSA CAMBIA ORA

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Dopo essersi fermati a Torino solo all’inizio di quell’udienza preliminare che sarebbe dovuta aggiornarsi il 26 ottobre, si riparte dunque adesso da capo a Roma. Da capo o quasi, fatto salvo naturalmente tutto il materiale raccolto durante le indagini preliminari lunghe circa un anno e mezzo. Non sono neanche facili da immaginare i tempi tecnici per la trasmissione degli atti, e parliamo di quasi ventimila pagine di faldoni, e soprattutto il loro studio da parte dei p.m. romani a cui intanto sarà assegnato il fascicolo. Una volta esaminato il materiale arrivato da Torino, sarà la Procura romana a valutare se ci sarà bisogno di integrarlo con un supplemento di indagine. E, alla fine, a decidere se procedere di nuovo – ma a livello teorico è possibile anche di no, e archiviare – per quella richiesta di rinvio a giudizio che a Torino c’era già stata, nei confronti della Juventus e di altri 12 indagati. Ripartendo solo a quel punto da quell’udienza preliminare interrotta adesso a Torino. Con la fase dibattimentale ancora lontana da cominciare.

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