Per questa Roma nessun obiettivo è vietato

Ottime notizie e qualche motivo di apprensione. Qualificazione agli ottavi, salvo suicidi, quasi archiviata. Gol subito decisivo di Edin Dzeko, proprio lui, il Reprobo, non così sfasciato come si sapeva e si temeva. L’eventuale malinconia pulita dopo pochi minuti da un gesto tecnico di assoluta bellezza, alla Dzeko insomma. Non ci sentiamo di dirlo ancora un uomo felice, ma un giocatore recuperato alla causa, questo sì, e per ora basta. Riconciliato con il mondo giallorosso, ma soprattutto con se stesso. Gli uomini veri, il loro mezzogiorno di fuoco se lo fanno con la propria ombra. Che a chiudere la faccenda sia un gol di Mayoral non fa che impreziosire la torta. Siamo partiti con un titolare indiscutibile e un’alternativa che non sembrava all’altezza. Oggi, la Roma sa di poter contare su due titolari, diversi e compatibili. Fonseca esulti e lasci smemorare il cuore offeso dall’eventuale ingiuria patita.

Dzeko-Borja Mayoral, staffetta gol per Fonseca: la Roma batte il Braga

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Dzeko-Borja Mayoral, staffetta gol per Fonseca: la Roma batte il Braga

Le buone notizie in casa Roma

Altre belle cose. Nella disgrazia, la virtù emerge forte e chiara. Gli infortuni in serie consentono a Fonseca di testare una volta di più la duttilità di due tipi straordinari, Spinazzola e Veretout, capaci nell’emergenza di giocare, bene, in ogni zona del campo. Decisamente confortante la prova di Diawara, giocatore sottovalutato, e lo diciamo alla cattiva memoria di chi non ricorda come il ragazzo, prima dell’infortunio e del Covid, se la giocava alla pari con tutti. Giocatore recuperato e fondamentale, scommetto, per il resto della stagione.

A proposito di organico rivitalizzato, eccitante il ritorno in campo da giallorosso di El Shaarawy. Questa Roma deve tatuarsi bene nella testa che nessun obiettivo le è vietato. Di essere una squadra forte, molto più competitiva di quanto oggi riesca a immaginare.

Roma, le tre possibili trappole

Tre, le possibili trappole. Gli infortuni. E su questo c’è poco da fare, se non affidarsi alla buona stella. Il secondo è la leziosità. Il peccato più irritante, nel calcio e nella vita. Buttare nel secchio le tue risorse per quel deficit di ferocia che ti porta a specchiarti nel gesto piuttosto che affondare l’atto. Non serve fare a pezzi l’avversario se poi non ne porti a casa lo scalpo. Una maledizione affiorata più volte anche ieri a Braga, dentro uno stadio scavato nella roccia. Terzo. La testa. Non farsi intossicare dalle chiacchiere da bar (anche i numeri non interpretati lo sono) e credere davvero alla balla che non sanno giocare con le grandi. Da qui a nove giorni la possibilità di azzerare l’idiozia, all’Olimpico con il Milan.

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