Pellegrini, dopo la firma in giallorosso riecco l’Italia: obiettivo Mondiale

Un infortunio gli ha negato il titolo di campione d’Europa, adesso si riparte per l’obiettivo Mondiale: il gol contro l’Empoli seguito al rinnovo con il suo club sono un nuovo trampolino di lancio

Cresciuto nel settore giovanile della Roma, due anni a Sassuolo per diventare grande, il ritorno a Trigoria come alternativa al trio delle meraviglie De Rossi – Strootman – Nainggolan, il posto da titolare, la fascia di capitano.

Quello di Lorenzo Pellegrini alla Roma è stato un percorso di cadute (il problema al cuore che lo fermò a 16 anni per qualche mese), risalite, gioie infinite e qualche malumore, come la fascia ereditata da Dzeko, suo amico, come mai avrebbe voluto. Per quanto diventare capitano della Roma sia sempre stato il suo sogno, finalmente realizzato. A 25 anni, firmato il contratto più importante della sua vita, è anima e leader della Roma di Mourinho. Ragazzo legatissimo alla famiglia, tanto che nel 2015 dedicò l’esordio al padre Tonino “che non è mai riuscito a sfondare nel calcio e per me ha fatto tanti sacrifici”, è sposato con Veronica dal 2018 e ha due figli: Camilla di due anni e Thomas di pochi mesi. A completare la famiglia anche i cani Leo e Laya. Con la Roma Pellegrini ha giocato 162 partite segnando 28 reti di cui 7 in questa stagione. Mai era partito così forte.

Il peso nella Roma

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Per questo, nella Roma, ha un peso specifico importantissimo. Mourinho dice che se ne avesse tre come lui li farebbe giocare tutti e tre, i compagni lo considerano un riferimento in campo – e la sua assenza nel derby si è fatta molto sentire – e fuori, tanto che è sempre stato uno di quelli che ha fatto più gruppo, anche quando non era capitano. Questo gli è stato insegnato ai tempi del Sassuolo, quando compagni più esperti, a lui che era un ragazzino di neppure vent’anni, gli spiegarono l’importanza di uno spogliatoio unito. E lui questi consigli se li è portati anche a Trigoria, tanto che organizza cene di squadra (nel ritiro portoghese come a Roma) ed è sempre a disposizione di tutti. In campo, poi, sta diventando quel leader, anche carismatico, di cui la Roma aveva bisogno.

Utilità in campo

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Pellegrini gioca in posizione centrale tra i trequartisti, ma si sposta spesso e si intercambia con Mkhitaryan. Non è un caso che tre degli ultimi cinque assist forniti in Serie A dall’armeno siano stati proprio per gol di Pellegrini. Da ragazzino giocava attaccante perché era il più alto di tutti, poi un allenatore nei Giovanissimi lo convinse ad arretrare il raggio d’azione perché da punta avrebbe faticato a sfondare e Pellegrini, a malincuore, accettò. D’altronde quel signore di attaccanti se ne intendeva, visto che era Vincenzo Montella. Da quel momento Lorenzo ha giocato come regista, trequartista, mezzala e anche prima punta, falso nove e esterno d’attacco. Lui si diverte più vicino alla porta, come tutti, ma all’occorrenza non ha problemi a spostarsi più indietro.

Chiave Nazionale

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Proprio per questo, in Nazionale, Mancini lo ha messo davanti come esterno. Il c.t. lo ha sempre ritenuto un giocatore prezioso, l’infortunio che gli ha fatto saltare l’Europeo ha fatto male a Pellegrini e allo stesso Mancini, anche per come aveva lavorato nel ritiro. Finora Pellegrini con l’Italia ha giocato solo 18 partite, frenato da noie muscolari, dal Covid e anche da una frattura al dito del piede. Sfortuna e infortuni gli hanno negato il titolo di campione d’Europa, adesso c’è l’obiettivo Mondiale tra poco più di un anno e Pellegrini farà di tutto per essere protagonista.

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