Pecore, bombe, preghiere. Ma ora il gol. La “battaglia” vinta di Erlic

Il difensore croato contro il Sassuolo ha segnato il primo gol in A. Una rivincita dopo gli orrori della guerra

Nell’unica piazza di Tinj, poco più di 500 abitanti a 30km da Zara, sventola forte la bandiera della Croazia, simbolo d’indipendenza. Chi ci abita ha la schiena curva e gli occhi profondi di chi ha lavorato duro e visto troppo. Aerei, bombe, paura: “Ho visto la casa costruita da mio padre ridotta in macerie”, dice Martin Erlic. Lui ha quegli occhi, ma oggi sorride, la sua famiglia sta vivendo un futuro migliore: il primo gol in A, contro il Sassuolo, è una rivincita personale. Colpo di testa e segno della croce. In Italia ci è arrivato a 16 anni. “Vivevo in una casetta nel centro sportivo del Parma, non parlavo la lingua ma ormai ero cresciuto”. Probabilmente troppo in fretta. “Prego tutte le sere”, nella fede ha trovato speranza.

Sotto le bombe

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Difensore centrale classe ’98. Oggi comanda la difesa dello Spezia, qualche anno fa allevava maiali e pecore. “Mio padre è stato in guerra cinque anni. I miei fratelli sono cresciuti sotto le bombe. Dovevo essere d’aiuto”. Martin si è adeguato. Una strada dritta e senza curve attraversa Tinj. Ai lati distese di campi. “Per allenarmi dovevo camminare 40 minuti per arrivare a Rastane”. Buio, freddo, pioggia. Zero scuse.

Chance sfumata

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Da piccolo dormiva sul divano di nonna Marica, che lo coccolava con caramelle e carezze. A 12 anni la svolta in una partita contro la Dinamo Zagabria: “Un dirigente chiese di parlare con mio padre. Volevano ingaggiarmi e sono partito”. Periodo difficile lontano dalla famiglia prima di arrivare nelle giovanili nel Rijeka: “Piangevo tutti i giorni e chiamavo i miei fratelli per trovare conforto. Papà non lo sentivo mai, non voleva che fossi triste”.

Obiettivo salvezza

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L’Italia gli ha ridato il sorriso. Oltre il calcio, Erlic ama il tennis. E va forte anche in cucina, si è diplomato cuoco alla scuola alberghiera: “Magari in futuro aprirò un bar o un ristorante”. Carriera di riserva. Al Parma ha lavorato insieme a Lucarelli e Cassano. In C col Sudtriol si è fatto le ossa. Poi un anno e mezzo ai box per un brutto infortunio al ginocchio. Preghiere e sacrifici per ripartire. In B lo scorso anno, la convocazione con la Croazia U21, oggi si gode la chance in A. Durante il lockdown disse: “Dopo la tempesta c’è sempre il sole”. Con il gol di domenica ha illuminato la corsa salvezza dello Spezia. Adesso il vento di Tinj soffia forte.

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