Patric: “Da Inzaghi a Sarri bel cambiamento. Fischi? La mia crescita si è vista”

Il difensore centrale spagnolo, fresco di rinnovo, ha detto la sua sulle passate stagioni e rimarcato gli obiettivi in vista della prossima

redazionecittaceleste

31 luglio – Roma

Il difensore spagnolo (fresco di rinnovo) ha detto la sua ai microfoni dei canali ufficiali biancocelesti. L’interesse è quello di essere un protagonista sin dall’inizio della stagione, si vuole continuare il percorso di crescita intrapreso assieme a mister Maurizio Sarri. L’ex Barcellona ha spaziato in lungo e in largo nel corso dell’intervista ed ha parlato sia dei momenti che sta vivendo nella prima squadra della capitale, ma anche ripercorso in generale tutta la sua carriera. Qua di seguito le sue parole:

Cosa pensa un calciatore nel mese di luglio, da sempre sinonimo di ritiro?

“Si pensa alla preparazione, che è fondamentale per approcciare nel migliore dei modi alla nuova stagione. Credo che sia una delle cose più importanti dell’anno perché la benzina che metti nelle gambe è importante per il corso dell’annata”.

Hai trasformato i fischi in applausi: quanto sei orgoglioso di questo?

“Un piacere enorme. I tifosi notano il lavoro che ho fatto, rinnovare è stata una scelta facile, è bello stare qui, mi sento a casa mia. Come tutte le famiglie, ci sono anche momenti di difficoltà ma ora sto vivendo un periodo bellissimo in cui sono felice e cercherò di prolungarlo il più possibile”.

Hai rinnovato fino al 2027: saranno 12 anni di Lazio, cosa vuol dire?

“Per me vuol dire tanto, cerco di crescere ogni anno per portare la Lazio sempre più in alto. Rispetto a quando sono arrivato, la Società è diventata più grande, siamo andati in Champions due anni fa, giochiamo sempre in Europa e puntiamo sempre a grandi obiettivi”.

Qual è la foto dell’ultima stagione?

“Probabilmente il gol del pareggio di Milinkovic in casa della Juventus, quando ci siamo qualificati matematicamente in Europa League. Lo scorso anno venivamo da un cambiamento importante a livello tattico, con il cambio di Inzaghi con Sarri: da Natale in poi, la squadra ha capito cosa vuole il mister ed ha giocato molto meglio, meritando la qualificazione”.

Di chi avevi il poster in camera?

“Mi piacevano tanto Dani Alves e Sergio Ramos, non avevo il loro poster però erano loro i miei idoli da piccolo”.

Qual è il sacrificio più grande che hanno fatto i tuoi genitori per farti arrivare ad alti livelli?

“Vengo da un paese molto piccolo. Quindi quando andai via di casa a 12 anni, mia madre pianse molto, cadde quasi in depressione. Ero a 700 km da casa, mio padre faceva il doppio lavoro, usciva di casa alle 6 di mattina e tornava alle 21, per prendere quei soldi per venirmi a vedere tutte le settimane. Alcuni miei compagni invece non vedevano i loro genitori per molti mesi”.

Ricordi ancora la tua prima notte lontano da casa?

“Arrivai a Villarreal in prova: era inverno, non uscii e non mangiai per tre giorni, piangevo e basta. Non mi venne a cercare nessuno, fu molto dura come esperienza. Però volevo fare il calciatore, è una cosa che o ce l’hai o non ce l’hai dentro. Ti aiuta ad approcciare nel modo giusto, ho sempre pensato di potercela fare, non ho mai pensato di mollare”.

Qual è, ad oggi, la tua partita perfetta?

“Ricordo una mia doppietta con il Barcellona B contro l’Espanyol, con la Lazio ce ne sono diverse. Mi vengono in mente le gare vinte in casa contro Borussia Dortmund ed Inter (2020 e 2021, ndr)”.

Che rapporto hai con il numero 4?

“Mi piace molto, però non c’è niente che mi lega a lui in modo particolare”.

Conservi a casa qualche maglia di gioco?

“Non sono un collezionista, solitamente conservo a casa le mie maglie speciali, come quella del debutto in Champions, o quelle dei miei amici”.

Ricordi ancora il tuo primo incontro con Messi?

“Sì, ricordo un allenamento. Guardiola portava tanti giovani durante gli allenamenti, Leo faceva ogni volta delle cose incredibili”.

Con quale personaggio famoso vorresti uscire a cena?

“Sicuramente cercherei una persona in grado di farmi ridere, uno alla Pepe Reina o Joaquin del Betis”.

Esiste l’amicizia nel calcio?

“Sì, senza dubbio. Il calcio ti dà dei valori importanti come la disciplina, l’esperienza e l’amicizia e questo è importante anche nella vita”.

Cosa ti sei regalato con il primo stipendio?

“Feci un regalo a mia madre, ora però non ricordo esattamente cosa”.

Ormai a Roma sei di casa: qual è la zona che preferisci?

“Dico Colosseo e Vaticano. In generale, mi piace girare per il centro. Vivo all’Olgiata, mi trovo molto bene lì”.

Sei molto riservato sulla tua vita privata: come si conquista Patric?

“Mi piace la gente fedele e leale, interessata a quello che sono io come uomo più che come calciatore. Sono riservato, ma se sai prendermi mi apro completamente”.

Cosa ti piacerebbe fare se avessi più tempo libero a disposizione?

“Mi piace tanto ascoltare musica, la sento quasi tutto il giorno: dopo il calcio, è la cosa che mi piace di più”.

A proposito di musica: quale canzone non deve mai mancare nella tua playlist?

“Non ne ho una in particolare, dipende dal momento. A volte voglio rilassarmi, prima degli allenamenti, o durante le sedute in palestra, invece ascolto il reggaeton. Ovviamente sento anche il flamenco, che va forte da noi in Spagna”.

C’è un calciatore del passato della Lazio che ti piaceva?

“Ce ne sono stati tanti, da difensore però dico Nesta. Per la Lazio, e non solo, è stato una figura importantissima”.

Qual è la pazzia più grande che ha fatto un tifoso per te?

“Un giorno un tifoso ha scoperto dove abitavo ed è venuto a citofonarmi sotto casa, lo ha fatto quasi per una settimana (ride, ndr). Io non volevo che scoprisse dove abitavo, alla fine le persone sotto casa sono diventate una decina”.

Capitolo Serie A: su quale calciatore scommetteresti in vista della prossima stagione?

“Ci sono molti calciatori giovani che mi piacciono, dico Deulofeu dell’Udinese. Già lo scorso anno ha fatto bene, è come se fosse mio fratello. Abbiamo abitato insieme per sei anni a Barcellona, già da piccolo era fenomenale, poi ha avuto qualche infortunio ma ama il calcio ed è un grande professionista, che punta a migliorarsi ogni stagione”.

Questo gruppo è come una famiglia, confermi?

“Sto conoscendo molti nuovi calciatori in rosa, quelli che già c’erano sanno che ci sarò sempre per loro ed è bello rimanere ancora di più in questa squadra, soprattutto con chi ho passato tanti anni insieme come Marusic, Milinkovic ed Immobile”.

Come te la cavi in cucina?

“Malissimo. So fare le uova e poche altre cose (ride, ndr)”.

Ti piacciono altri sport oltre il calcio?

“No, mi interessa solo il calcio”.

Cosa diresti oggi al giovane Gaba che nel 2012 debuttava nel Barcellona B?

“Il tempo ti dà la risposta a tante cose. Ho maturato forse più tardi ma la vita è così e va accettata come viene. Cercherei di essere più maturo e tranquillo, senza avere fretta perché le cose arrivano con il tempo. Ma se sono qui è anche per quello che ho imparato dal passato”.

Cosa diresti ad un bambino che inizia a giocare a calcio?

“Anzitutto di divertirsi, è la cosa più importante. Anche i sacrifici sono importanti, il calcio porta solo cose belle ad un bambino, richiede orari, responsabilità e permette di fare sport”.

Tra 20 anni, sarai un uomo felice se?

“Sarò felice se continuerò ad avere con me la mia famiglia ed i miei amici, che mi vorranno per quello che sono. Essere sempre umile ed una brava persona, credo che questa sia la cosa più importante”.

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