Parma-Milan come Turris-Juve Stabia: lo strano derby di Sepe e Donnarumma

Il portiere del Parma è di Torre del Greco, quello del Milan è nato a Castellammare: entrambi sono l’orgoglio di un territorio che non hanno dimenticato

Venti minuti in macchina e cento metri di campo. Quando si parla di Donnarumma e Sepe le distanze sono brevi. Uno di Torre del Greco e l’altro di Castellammare (cresciuto a Pompei), sabato avversari in Parma-Milan (ore 18). Carriere diverse, perché se parliamo di calcio li divide mezzo Oceano, ma stessi inizi.

Sepe

—  

Portiere del cuore d’oro. L’anno scorso, insieme alla moglie Anna Laura, Sepe ha fatto la spesa per decine di famiglie bisognose di Torre del Greco. Un aiuto in più durante il lockdown. “Vogliamo strappare un sorriso ai bambini”. Nel 2019-20 ha parato tre rigori, i primi in carriera dopo 30 palloni raccolti in fondo alla rete: Criscito, Belotti e Quagliarella ipnotizzati. Quest’anno ne ha subìto solo uno (Djuricic), ma a differenza della stagione scorsa il “suo” Parma è più in difficoltà. Penultimo a 4 punti dalla zona franca occupata dal Torino. Servono parate e clean sheet: già 5 come l’anno scorso, anche se i gol incassati sono 56 (contro i 53 dell’annata precedente, in 34 partite). Quindi di più. Lui e D’Aversa sono molto legati. Mesi fa, dopo l’esonero, lo salutò con un bel post su Instagram: “Più che un mister… un fratello maggiore!”. Ragazzo riservato col Parma nel destino: in uno scatto di vent’anni fa indossava la maglia gialloblù e i guantoni da portiere. Curiosità: va pazzo per i tatuaggi e ha un veliero gigante sulla schiena. Metafora di vita. Il Parma si affiderà anche a lui per uscire dalla tempesta.

E Gigio?

—  

Di Donnarumma si sa già tutto. “Predestinato”, “fenomeno”, “bambino prodigio”. Ne hanno dette di ogni e continuano a farlo. Oggi si discute del rinnovo, anni fa di un suo eventuale passaggio ai nerazzurri. “Pronto, è il Club Napoli?”. “Sì, chi parla?”. “Siamo l’Inter. Vorremmo parlare del giovane Donnarumma”. Iniziò più o meno così. Fu firmato un precontratto, la famiglia accettò e scelse anche la scuola, ma quando chiamò il Milan il baby Gigio fece dietrofront. “Preferirei i rossoneri…”. Questione di tifo. Accontentato. Il bello è che è nato tutto lì, a pochi chilometri da Sepe in una scuola calcio storica. La stessa di Mirante, Iezzo, De Lucia e il fratello Antonio. “Quella dei campioni”, come recita uno striscione fuori dal centro. I due sono divisi da 8 anni di differenza, Gigio è un ’99 e Luigi un ’91. Quando il primo disse ‘no’ all’Inter l’altro era già nel settore giovanile del Napoli. Una stellina. Tempo qualche anno e avrebbe esordito in A contro la Fiorentina. A Torre del Greco spararono i botti per un paio d’ore. Destini incrociati, carriere diverse in qualche modo unite. Bastano cento metri di campo.

Precedente Il paradosso Raspadori: capitano a 21 anni ma vittima del sistema Successivo Emergenza difesa rientrata, quanti dubbi a centrocampo. E il jolly Dybala...

Lascia un commento