Parala ancora Stefano! Il figlio di Tacconi: “È un vero leone, ce la farà di sicuro”

La Juve e la famiglia lottano con l’ex portiere bianconero e azzurro, in condizioni stazionarie all’ospedale di Alessandria dopo l’emorragia cerebrale di sabato scorso. Il medico che lo cura: “Muove occhi e mani, tra tre-quattro giorni potremo valutare i danni”

dalla nostra inviata Fabiana Della Valle

30 aprile – Alessandria

La facciata dell’Ospedale Santi Antonio e Biagio e Cesare Arrigo di Alessandria è imponente: un trionfo di archi, colonne e capitelli, ma non tutto si riduce all’apparenza, anzi. Insieme al San Raffaele di Milano e gli Spedali Civili di Brescia è considerato un’eccellenza. Nei corridoi, dove giganteggia una targa in ricordo della visita di Carlo Alberto nel 1880, ai tempi del colera, c’è un certo trambusto perché è il giorno dell’inaugurazione del nuovo reparto di Terapia Intensiva Neonatale. Qui sabato scorso è stato ricoverato d’urgenza Stefano Tacconi in seguito a un’emorragia cerebrale dovuta alla rottura di un aneurisma e tra il secondo e il terzo piano dell’ala F, dove ci sono i reparti di Rianimazione e Neurochirurgia, si svolgono le giornate dei suoi familiari, in attesa di segnali incoraggianti e di buone notizie dai medici.

Il figlio Andrea, che era con lui quando l’ex portiere si è sentito male, gli assomiglia e lo ricorda anche nel modo di parlare: “Papà è forte — racconta — e noi adesso possiamo solo sperare e aspettare. I prossimi giorni saranno decisivi ma io sono sicuro che ce la farà”. Papà, il leone come lo chiama Andrea, ora lotta in una stanza del reparto di Rianimazione, dove hanno accesso solo i familiari, uno per volta. Andrea è il primogenito e con la mamma Laura e l’altro fratello Alberto, che lo hanno raggiunto ad Alessandria, s’alternano accanto a Stefano nell’ora dedicata alle visite. La speranza è cogliere ogni giorno piccoli progressi, come la V fatta con le mani quando Andrea gli ha raccontato della vittoria della sua ex squadra a Sassuolo. La Juventus è nel suo cuore e lui è in quello dei bianconeri, che continuano a manifestare affetto e vicinanza in ogni forma. “Ieri alcuni tifosi mi hanno contattato per venire in ospedale a salutare papà, anche a distanza — racconta Andrea —. Sono rimasto colpito da tutto questo amore ogni giorno ricevo centinaia e centinaia di messaggi. Dalla Juventus mi hanno chiamato subito, appena hanno saputo la notizia, e si tengono costantemente informati. Io e la mia famiglia li sentiamo molto vicini. Ho ricevuto tante telefonate anche da ex compagni e non, Zoff, Torricelli, Schillaci e Zenga”. Stefano era uno che sapeva farsi voler bene, il mondo del calcio non lo ha mai dimenticato e adesso si stringe forte intorno a lui.

Andrea è un filo più sereno adesso, ma quella mattina in cui è successo tutto non riesce a togliersela dalla testa: “Eravamo in macchina, stavamo andando alle “Giornate delle figurine” e papà continuava a lamentarsi per il mal di testa. Quando si era svegliato aveva detto di non sentirsi bene ma nessuno poteva immaginare tutto il resto. Mentre scendeva dall’auto si è accasciato a terra ed è entrato in coma. Ho chiamato l’ambulanza che per fortuna è arrivata subito. I soccorsi tempestivi e la bravura dei medici lo hanno salvato: mi hanno detto che il 10-20% di chi viene colpito da aneurisma non arriva in ospedale”. Tacconi è stato portato prima ad Asti e poi ad Alessandria, che è un ospedale hub, ovvero un centro provinciale che garantisce maggiore assistenza e dove vengono curati i casi più gravi.

Di lui si stanno prendendo cura Fabrizio Racca, direttore del reparto di Terapia Intensiva, e Andrea Barbanera, direttore del reparto di Neurochirurgia. “E’ arrivato da noi in condizioni molto compromesse — spiega Barbanera — ed aver effettuato subito un trattamento ha permesso di evitare una seconda emorragia che avrebbe potuto essergli fatale. Le sue condizioni al momento sono stazionarie, il paziente è moderatamente sedato e dà piccoli segnali positivi, come i movimenti degli occhi e delle mani. In questa fase però sono ancora possibili ischemie temporanee, perciò ci vorranno ancora 3-4 giorni prima di poter escludere eventuali danni. Che non risultano dagli esami effettuati finora, ma per averne certezza bisognerà aspettare che Tacconi non sia più sedato”. Attendere e tifare per lui: è tutto quello che il popolo juventino può fare, insieme alla sua famiglia. Andrea intanto conserva tutto: “Messaggi, articoli di giornale, link: appena si sveglia glieli farò vedere, deve sapere quanto bene gli vuole la gente”. Tutti ci auguriamo che succeda presto.

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