Papere, “cene” e infortuni: il periodo nero di Arthur, l’ex salvatore della patria

È stato l’acquisto più costoso, a lungo il più atteso per le caratteristiche in mezzo al campo e perché con lui non si perdeva. Ma dall’errore contro il Benevento in poi…

C’era un periodo in cui Arthur era il talismano: “Con lui non si perde”. E fino a due settimane fa è stato così, le sconfitte stagionali erano arrivate tutte quando lui non ha giocato (evento non raro: ha saltato 15 partite su 41). Era il salvatore della patria: “Adesso è fuori per infortunio, ma è l’unico con certe caratteristiche a centrocampo e quando torna…”. E’ tornato e la stagione della Juve è finita, certo non solo per colpa sua, ma almeno col Benevento il brasiliano ex Barcellona si è trovato dalla parte sbagliata della storia. E poi di nuovo prima del derby. In queste ore è tornato ad allenarsi in gruppo per riprendere il controllo su una stagione che ora anche a livello individuale ha preso una brutta piega.

Il ritorno nefasto

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Sono le due partite che Arthur ha giocato da titolare dopo il rientro per la calcificazione tra tibia e perone che l’ha tenuto fermo un mese a febbraio. Non è bastato ritrovarlo per evitare l’onta dell’uscita dalla Champions. Poi due successi entrando dalla panchina, con Lazio e Cagliari, e quando è tornato titolare ecco la giornata più buia: la palla persa che ha lanciato Gaich per il gol partita del Benevento è già entrata nella galleria degli orrori della stagione tra le immagini simbolo di un’annata malata.

Ricaduta e serate

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Per il contesto in cui tutto è successo, lo scivolone di una partita, di un’azione, di un attimo è diventato il crollo di una certezza. Non solo sul campo, il periodo nero è anche fuori. Perché Arthur è rimasto a Torino per il rinvio delle partite di qualificazioni mondiali sudamericane, ma alla ripresa invece di essere totalmente recuperato c’è stata la ricaduta: il derby l’avrebbe saltato comunque. Ma alla fine l’ha saltato perché escluso dai convocati per motivi disciplinari, non fisici, coinvolto nel brutto pasticcio della “cena” galeotta a casa McKennie.

Responsabilità da mercato

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Si è parlato molto della sfida di dare a Ronaldo compagni all’altezza dei livelli che gli competono, e che competono a una Juve con CR7. Ecco, dopo l’arrivo di Cristiano, solo De Ligt è costato alla Signora più dei 72 milioni contabilizzati per Arthur nello scambio con Pjanic. E’ stato l’acquisto più pagato dell’ultimo mercato. In campo si è rivelato un importante uomo d’ordine nel breve, ma senza far vedere il genio dei grandi architetti del centrocampo, oltre che senza la personalità di chi deve farsi girare una squadra attorno. In un’annata non serena sul piano fisico e in una stagione di squadra non semplice che può sicuramente aver avuto un peso nelle difficoltà tecniche, a 24 anni è giusto riservarsi di rivalutarlo in congiunture migliori. Ma con la notte brava pre-derby si è messo in difficoltà da solo.

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