Osimhen oltre il gol, decide anche senza segnare

Victor Osimhen è entrato nell’età dell’oro: compirà 24 anni il 29 dicembre, ed è solo un aspetto anagrafico, ma è già dall’inizio della stagione che dimostra una costante crescita complessiva – tecnica, tattica e personale – tale da poter parlare ormai di un grande centravanti decisivo. Di uno che fa la differenza non soltanto per quello strapotere fisico che ogni volta di più spinge a paragonarlo a un uragano, a un leone o a una gazzella: Osimhen segna e spacca le partite che contano. E quando non segna, fa segnare e costruisce al servizio della squadra: il rigore guadagnato con l’Empoli nel momento clou di una serata complicata è soltanto l’ultimo esempio della sua trasformazione. Un’escalation che dopo l’infortunio muscolare rimediato con il Liverpool, sul più bello di una prestazione stratosferica, lo ha portato a collezionare 7 gol in 7 partite tra il campionato e la Champions e a conquistare lo scettro di capocannoniere della Serie A con 8 reti (9 in 13 partite totali). Bene, non resta che l’ultimo scatto: domani con l’Udinese, certo. La partita di chiusura di una prima parte di stagione che, al netto delle 6 partite saltate per un infortunio muscolare, finora può essere definita super. Anzi, meravigliosa: perché da un mesetto ogni gol è dedicato a una stellina di nome Hailey True. Sua figlia: una dei segreti dell’età dell’oro di papà Osi.

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La profezia

E allora, mister 100 milioni a giugno: e ora? Di questo passo potrebbero non bastare se un giorno qualcuno verrà a bussare alla porta del Napoli. Già, Osimhen è una specie di parabola che in questa fase non conosce confini: un po’ come Kvara, il gemello della coppia-gol più prolifica della serie A (14), e un po’ come la squadra. Ambizione, convinzione, dedizione: a Castel di Sangro, o per meglio dire all’inizio del secondo ritiro estivo, disse in piena contestazione popolare che l’obiettivo della squadra sarebbe stato quello di migliorare il terzo posto appena conquistato e quasi tutti risero. O quantomeno sorrisero interdetti: e invece, aveva ragione lui. Ci credeva, ci ha creduto e oggi vola alto insieme con i partner in crime di un delitto sportivo (quasi) perfetto: primi in campionato e poi agli ottavi di Champions con il primo posto nel girone.

La crescita

Osi ha costruito i primi passi di questo splendido progetto di calcio, s’è fermato e poi è tornato a modo suo: spazzando via con la forza di un uragano – come sopra – anche i dubbi sollevati dalla critica in merito alla possibilità di ritagliare per lui un posto in un gruppo che in quella fase mandava giù a memoria calcio champagne. Già, qualcuno dubitava: e così al rientro è piombato sull’Ajax al Maradona e poi sul Bologna; e sulla Roma, sul Sassuolo con una tripletta, sull’Atalanta e infine anche sull’Empoli. Sei gol messi in fila in quattro partite di campionato e via: media spaventosa, colpi decisivi e soprattutto l’impressione di mettere sempre la squadra al centro dei suoi pensieri. Dei suoi movimenti. Del suo gioco. Spalletti ci ha lavorato tanto e continua a farlo, ma i risultati sono semplicemente eccezionali e la gestione del fuoco che gli brucia dentro è tutta in un dato: una sola ammonizione in 14 giornate contro le tre della stagione precedente e una in Champions per aver festeggiato sfilando via la maglia. E a gennaio, quando la corsa-scudetto entrerà nel vivo, Victor sarà anche fresco e riposato: la Nigeria non andrà al Mondiale, ahilui, e la Coppa d’Africa comincerà il 23 giugno 2023. Quando l’età dell’oro potrebbe già essere diventata l’età dei tre colori della storia.

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