Organico e mercato, la crisi del Milan nasce dallo scudetto inatteso

Non ha torto il presidente Paolo Scaroni quando ricorda che «il Milan è ancora secondo». Lo era anche l’anno scorso al termine dell’andata e arrivò lo scudetto. Quella squadra aveva raccolto 42 punti, quota che sarebbe stata facilmente raggiungibile (oggi sono 38) in assenza di alcuni passaggi a vuoto. Il problema è che allora l’Inter guidava con 46, mentre il Napoli ora è a 50. Il 2023, poi, non è stato generoso con i rossoneri che, dopo essere stati eliminati in Coppa Italia da un Torino in dieci e presi a schiaffi in Supercoppa italiana dai dirimpettai nerazzurri, devono subire il ritorno di chi sembrava lontano: i 5 punti in 4 partite hanno permesso la rimonta di Lazio, Roma e Atalanta. Così, più che guardare avanti, il Milan deve proteggere la Champions che, in Europa, passa dagli ottavi con il Tottenham e, in Italia, da un confronto che oggi vede 5 squadre lottare nello spazio di 3 punti. Detto della classifica, preoccupa maggiormente il contesto.

È una novità vedere il Milan in balia delle avversarie. Parliamo di una squadra che, sotto Pioli, ha imparato a essere aggressiva fin dal fischio d’inizio, ben posizionata nella trequarti altrui. Da tre partite, invece, l’iniziativa è subito smarrita, con reti incassate nei primi minuti da una retroguardia scopertasi friabile: l’ultima partita senza incas- sare reti è stata la trasferta di Cremona l’8 novembre, 0-0 contro una squadra tutt’altro che trascendentale. Poi 7 partite con almeno un gol al passivo, come non capitava dal finale della stagione 2019- 20. Ma, allora, il Milan aveva collezionato 5 vittorie e 2 pareggi, ora 2 vittorie, 2 pareggi e 3 sconfitte. Lo 0-3 con l’Inter e lo 0-4 con la Lazio hanno sollevato molti interrogativi e aperto capitoli su cui ragionare, a cominciare dall’organico.

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Il dubbio è che lo straordinario scudetto conquistato la passata stagione, grazie anche alla fattiva collaborazione dell’Inter, abbia condotto a una sopravvalutazione del gruppo. Tra i pali Tatarusanu continua a essere una alternativa poco credibile a Maignan, mentre in attacco non si è pensato a un centravanti di ruolo per dare fiato al 36enne Giroud e al 41enne (acciaccato) Ibrahimovic. A centrocampo, poi, ci si dimentica che a fianco di Tonali e Bennacer la terza ipotesi era rappresentata da Kessie. Del mercato sappiamo: tante scommesse sui giovani, ai quali servono sempre leader cui guardare. Si possono vincere come perdere e l’ago della bilancia pende oggi sul secondo aspetto, in attesa che De Ketelaere (soprattutto) torni ai livelli che lo avevano reso talento su cui investire. Per questo il tecnico è costretto a puntare quasi sempre sugli stessi uomini, per questo le gambe sono appesantite. Ricordando anche che gente come Giroud e Theo Hernandez ha vissuto un Mondiale da protagonisti. Singoli che faticano, intensità che viene meno. E il Milan, da aggressore, si ritrova aggredito, situazione complicata da gestire mentalmente. Con il Lecce puoi rimontare dallo svantaggio, con Inter e Lazio diventa impossibile per la squadra attuale. A Pioli il compito di tamponare per l’immediato, a Maldini e Massara quello di costruire per il futuro. Meglio se con un sostegno più convinto, e più “esposto”, della proprietà.

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