Ora il Napoli ci crede: la strategia per l’Europa

C’è vita su Marte, figuriamoci sul pianeta Napoli. Napoli milionario ma povero di punti, contro la Roma: gran bella prestazione, ha ragione Calzona a dire che avrebbe meritato di più, ma cosa vuoi, la stagione è quella che è e per finire ci si mettono anche le congiunzioni astrali. La bella figura di domenica, però, resta. Ed è la base dalla quale ripartire, per l’ennesima volta, facciamo anche l’ultima: mancano quattro giornate alla fine del campionato e non c’è davvero più il tempo materiale per costruire un altro piano E – come Europa – dopo aver sprecato quello A, il B, il C e pure il D. Dall’analisi logica di una partita illogica, tra l’altro, Calzona ha tirato fuori un concetto che va sottolineato: il Napoli deve vincere sempre per guardare dritto in faccia una coppa nella prossima stagione e può riuscirci se giocherà come contro Dybala e compañeros. Aggressivo, reattivo, sangue caldo e fuoco negli occhi: una squadra vera, raramente ammirata di recente. La missione ripartirà lunedì a Udine, proprio a Udine, e guarda un po’ la vita quanto è strana: precisamente un anno dopo lo scudetto del 4 maggio 2023, contro la stessa Udinese, ancora con le luci della sera a illuminare lo stadio e questa volta, tanto per arricchire la storia, contro un napoletano doc. Anzi due, ex calciatori azzurri: Fabio Cannavaro, l’allenatore, e Paolo Cannavaro, il vice. Romanticismo? Zero: loro si giocano la salvezza.

Napoli, la reazione

A fine aprile, e con un campionato pieno di rimpianti e rimorsi alle spalle, sembra quasi assurdo continuare a parlare di carica, riscossa e rivincita. Ma tant’è. E lunedì prossimo, il 6 maggio, a 368 giorni dall’apoteosi tricolore, al vecchio Friuli andrà in scena l’ultima spiaggia: i campioni d’Italia, cioè i signori con lo scudetto sulle maglie già perso e conquistato dall’Inter, dovranno fare come contro la Roma. Ruggire: è l’unico modo per infilarsi nella maratona internazionale che per il momento, e incredibilmente, vede Osi e Kvara, Lobotka e Anguissa, Politano, Di Lorenzo, Jack e soci fuori dai giochi. Loro che avevano dominato l’Italia in lungo e in largo, oggi sono in coda ad attendere il turno: Napoli nono insieme con la Fiorentina, 50 punti e tanti dolori. Napoli che però domenica ha dimostrato di essere ancora vivo, impreciso e condannato da congeniti difetti difensivi, ma sicuramente con l’anima.

Napoli, i ricordi

Il gruppo è tornato, senza dubbio: tutti a correre e a rincorrere. A mordere e ringhiare. E se i due gol della Roma sono il frutto di un errore individuale e di un altro di impostazione difensiva, quelli azzurri sono invece figli della ferocia: Cajuste che pressa Mancini e ruba il pallone baciato da Olivera; Kvara che martella Sanches e si prende il rigore. È lo spirito ad aver colpito; quel pressing ultra offensivo orchestrato da Osimhen e quell’applicazione che hanno ricordato la Bellezza inarrivabile – più che grande – della squadra di Spalletti. Altri tempi, meravigliosi ma consegnati alla storia: Calzona ha ragione anche quando dice che è sbagliato produrre parallelismi. Sì: il Napoli post scudetto è una squadra concepita male che ha sofferto di varie patologie, che ha divorato allenatori, che ha perso per strada pezzi mai rimpiazzati. Tutto vero, tutto giusto: ma c’è ancora la possibilità di chiudere a testa alta e con una piccola soddisfazione europea di consolazione. Per il quindicesimo anno consecutivo: non sarà la Champions, questo è chiaro, però restano residue speranze di Europa League e la Conference. Una coppa. Un sussulto d’orgoglio stile Roma però con più punti tra Udinese, Bologna, Fiorentina e Lecce. L’anniversario di Udine è dietro l’angolo, ma il tempo passa: verrà la tentazione di abbandonarsi ai ricordi, ma forse la cosa migliore sarà onorarli.   

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Precedente Traore, un addio lungo 19 minuti: lascerà il Napoli Successivo Restyling Juve sul mercato: due difensori per 45 milioni. E se parte Bremer...

Lascia un commento