Ora è sicuro: Allegri farà meno punti di Pirlo. Gli resta solo la Coppa

Quota 78 raggiunta l’anno scorso è ormai inarrivabile per i bianconeri. Con un Ronaldo in meno e un (mezzo) Vlahovic in più, la qualificazione alla Champions almeno è arrivata con largo anticipo

Chi di paragone ferisce… Negli ultimi anni ci sono passati prima Maurizio Sarri e poi Andrea Pirlo dalle forche caudine dei confronti con chi li aveva preceduti, il cannibale Massimiliano Allegri. Adesso tocca a lui, e il problema della Juventus è che ogni volta si scende più in basso della precedente: con la sconfitta a Marassi col Genoa adesso è sicuro che la Juventus di Max 2.0, che al massimo può finire a quota 75, chiuderà con meno punti di quella di Pirlo, che è arrivata a 78. Il confronto si sposta adesso, anzi mercoledì, sulla bacheca: anche vincendo la coppa Italia, Allegri non farà meglio del suo predecessore, che aveva vinto anche la Supercoppa, ma almeno eviterebbe di essere il primo allenatore della Juventus dai tempi di Delneri nel 2011 a chiudere la stagione senza trofei.

I valori relativi

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Calato nella realtà e nei diversi equilibri di questo campionato, al confronto in valori assoluti va affiancato anche quello relativo rispetto alle avversarie: la qualificazione alla Champions League, obiettivo minimo comunque lontana dalle ambizioni estive, quest’anno è arrivata con tre giornate ancora da giocare mentre un anno fa era arrivata letteralmente last minute e con la complicità del risultato del Napoli col Verona. E il -9 attuale dall’Inter capolista e il -11 potenziale dal Milan raccontano un divario dal vertice al momento inferiore al -13 con cui la Juve chiuse l’anno scorso dall’Inter scudettata, comunque non accettabile alla Continassa.

La diversità

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Al di là della complessità richiesta da un confronto compiuto tra le due stagioni, con un monte ingaggi quest’anno meno oneroso rispetto alla scorsa stagione, il primo dato che balza agli occhi è che il risultato di Pirlo è arrivato con in pancia un Cristiano Ronaldo da 29 gol in A mentre, perso CR7, il miglior marcatore in A di Allegri è al momento Dybala arrivato in doppia cifra di reti solo alla terzultima di campionato. È arrivato a metà stagione Vlahovic, che però alla Juve ha messo insieme una media reti inferiore a quella tenuta alla Fiorentina: non è l’unica cosa di cui chiedere conto ad Allegri, richiamato a gran voce per il suo alone di invincibilità meritato in cinque anni di trionfi, ritrovandoselo invece alle prese con le stesse difficoltà di rinnovamento e ricambio generazionale vissute dai predecessori, senza bacchetta magica.

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