Operazione Mondiale: l’Italia è giovane, Mancini per il bis pensa solo a ritocchi

Il gruppo degli azzurri verso Qatar2022 non sarà stravolto: Tonali, un centravanti e un’alternativa in difesa. In passato confermare il gruppo è costato caro, ma questo team ha margini di crescita

Fabio Licari

4 settembre – Milano

Sventurata è la terra che ha bisogno d’eroi. Ma la Nazionale no: vive e si alimenta delle gesta di Paolo Rossi, Cannavaro, Buffon, Pirlo, Zoff, Bruno Conti, Rivera, Mazzola, Riva… Eterni nell’immaginario, in campo invecchiano anche loro e non sempre i c.t. colgono l’attimo del rinnovamento. Comprensibilmente. Succede però che la riconoscenza si paghi a caro prezzo. Non mancano gli esempi storici.

Valcareggi e Lippi

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Perché Bearzot avrebbe dovuto sbarazzarsi dei campioni di Madrid? E Lippi, quattro anni dopo Berlino, non doveva sentirsi riconoscente verso il gruppo che aveva conquistato il mondo? A loro non andò bene, a Valcareggi sì: confermò quasi in blocco quelli del ‘68, e ne fu ripagato. Finale mondiale in Messico due anni dopo quella europea a Roma. Il dilemma adesso sembra sfiorare anche Mancini. Alla lontana, molto alla lontana però.

Futuro Mancini

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L’Italia è reduce da un Europeo spettacolare per mentalità e gioco prima che per risultati. Lungo una striscia di 35 partite utili — record mondiale eguagliato e superabile domani a Basilea — una frenata ci può stare, su, non facciamo drammi. Più facile che succeda a settembre, con la coppa ancora tra le mani, camminando a qualche centimetro dall’erba. E poi non si ricorda una Nazionale così giovane e “allargata”: in Qatar gli ultratrentenni sarebbero soltanto Bonucci, Chiellini, Verratti, Jorginho, Insigne e Immobile. Gli altri hanno un orizzonte sconfinato che va ben oltre il 2022. Infine Mancini, senza porsi mai il problema “under”, ha già tutti i migliori in gruppo, se si esclude Tonali che però, continuando così nel Milan, tornerà presto tra i grandi.

Avvicendamento

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Ringiovanire questa squadra, insomma, non è facile. Però qualche accorgimento sta nelle cose. Mancini aveva scelto già tre anni fa sistema tattico e filosofia, insistendo con coerenza visionaria fino a Wembley. Ma gli interpreti sono cambiati in corsa, anche all’Europeo (su tutti l’avvicendamento Berardi-Chiesa). Come e più di Lippi a Berlino, il c.t. ha gestito un turnover impareggiabile, facendo sentire tutti protagonisti e tutti “quasi” titolari. Ora sembra il momento per qualche novità.

Problema difesa

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Non è un mistero che il difensore destro e il centravanti siano i ruoli che preoccupano di piu. Là dietro Florenzi non è giovanissimo e Di Lorenzo ha 28 anni. Qui la speranza è che Calabria completi il percorso di crescita che l’ha riportato in azzurro, protetto dalla coppia Bonucci-Chiellini che propone però un’altra questione strutturale: mancano i difensori centrali. Bastoni è l’unico che si avvicini ai titolari per qualità e mentalità, quasi una combinazione dei due, ma non basta. C’è Lovato, si spera nel ritorno del promettente Gabbia, il futuro è preoccupante per chi aveva Burgnich e Gentile, Cannavaro e Nesta, Ferrara e Materazzi.

Il centravanti

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Discorso più complesso in attacco. Il gioco di Mancini — possesso palleggiato, controllo, circolazione veloce, triangoli — crea decine di situazioni pericolose a partita, e avrebbe bisogno di un centravanti “dentro” la manovra. Non sempre Immobile risponde a questi requisiti e anche Belotti ha faticato all’Europeo. Oggi il c.t. si ritrova tre soluzioni diverse dal punto di vista tecnico, tattico e fisico: il centravantone (Scamacca, 22 anni), il 9 di movimento (Raspadori, 21), l’attaccante faticatore (Kean, 21). Tutti con un’età che li proietta in azzurro per un decennio. E non per forza in ballottaggio: Kean può fare il Mandzukic, Raspadori allargarsi in regia alta. Loro possono diventare nuovi “eroi”.

Zaniolo e i Jorginho-boys

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Molto più incoraggiante la situazione sugli esterni e a centrocampo. Ci sono eroi giovanissimi (Chiesa) e altri annunciati: forse abbiamo dimenticato che Zaniolo era destinato a diventare il nostro top player e, se recupererà con la testa e il fisico, a 22 anni può ancora conquistare il mondo. In mezzo, l’abbondanza: Locatelli, Barella, Pessina, Tonali, Sensi, Pellegrini, Cristante, Castrovilli renderanno meno triste, un giorno lontano, l’addio di Jorginho e Verratti.

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