Oddo: “I rigori di Jorginho? Li lasci a un altro. Deve calciare chi è convinto”

Se volete ripetizioni su come si calcia un rigore chiedete a Massimo Oddo: “Io facevo l’ultimo passo più lungo per riuscire a vedere il movimento del portiere”. E non sbagliava mai. O quasi: 22 tiri segnati dal dischetto su 25, uno dei migliori realizzatori di sempre nella storia della Serie A. Tra tutti, ce n’è uno che si porterà sempre nel cuore: “Quello segnato in un derby con la maglia della Lazio – racconta orgoglioso nella nostra diretta Twitch – finì 3-0 per noi, io feci il secondo gol”.

Come si calcia il rigore perfetto?
“Non esiste, quello perfetto è il rigore che va dentro. Ci sono tanti modi per tirare, ognuno ha il suo stile: c’è chi guarda il portiere fino all’ultimo, chi punta un angolo…”.

E chi fa il saltino, come Jorginho.
“Quello è un modo come un altro per aspettare il movimento del portiere. Io facevo l’ultimo passo più lungo, altri fanno il saltino. Ma è chiaro che serve solo se chi calcia guarda il portiere fino all’ultimo”.

Dal dischetto conta più la testa o il piede?
“Se parliamo di rigoristi che guardano il portiere fino alla fine conta più la testa del piede, ho visto tanti giocatori segnare nella rifinitura e poi sbagliare in partita: ci si può far influenzare da tanti fattori. Se il tiratore mira l’angolo e calcia, è più importante il piede”.

Solo tre tiri dal dischetto sbagliati su 25 tirati: qual è quello che non le va giù?
“L’ultimo. Me lo parò Chimenti in un Lazio-Cagliari. Ero arrivato a 14 rigori segnati di fila, -3 dal record mondiale”.

C’era un portiere che le incuteva particolare timore?
“Abbiati, perché mi conosceva e sapeva la mia strategia sui rigori. Quando ero al Lecce, però, andai sul dischetto contro il suo Milan ma cambiai modo di calciare battezzando un angolo e non più aspettando il movimento del portiere. Mi conosceva troppo bene”.

L’ha sorpresa la scelta di Mancini di far calciare il terzo rigore di fila a Jorginho dopo due errori consecutivi?
“Essendo uno specialista gli si dà sempre fiducia, anche se si mette in conto che può sbagliare. Deve essere il rigorista stesso a lasciar tirare un suo compagno se non si sente sicuro. Difficilmente, però, è un allenatore a cambiare il giocatore che deve andare sul dischetto; si assumerebbe più responsabilità cambiandolo che confermandolo”.

Da ex giocatore è più difficile calciare per chi viene da due errori o per un nuovo tiratore?
“Io credo che sul dischetto deve andare chi è convinto di fare gol. Ci sono momenti in cui un calciatore non è lucidissimo ed è giusto far tirare qualcun’altro, ma è una cosa che deve sentirsi Jorginho dentro di sé”.

Secondo lei l’Italia potrebbe cambiare rigorista?
“E’ possibile che dopo tre errori di fila sia lo stesso Jorginho a cedere il rigore a un suo compagno”.

Da allenatore le è mai capitata una situazione simile?
“Sì, quando ero a Pescara in Serie A: sei rigori sbagliati in una stagione. Il nostro specialista era Memushaj che l’anno prima ne aveva fatti 8/9 senza mai sbagliare; dopo tre errori di fila, gli ho fatto calciare il quarto ma fallì anche quello. Allora decisi di cambiare, tirò Caprari e sbagliò anche lui. L’unico gol dal dischetto lo fece un non rigorista: Biraghi, che nella disperazione più totale decise di calciare lui”.

Il rigore che avrebbe voluto calciare e non ha mai tirato?
“Quello della finale al Mondiale 2006. E’ stata la serie di penalty più importanti della mia carriera, ma ero in panchina”.

C’era un giocatore che si era tirato indietro?
“Mi sembra Gilardino, ma solo perché era stato colpito dai crampi. Quindi, giustamente aggiungo io, ha lasciato tirare chi stava meglio. In principio Grosso non era tra i rigoristi, era stato inserito nella lista da Lippi che gli aveva detto ‘E’ il tuo Mondiale, tira il quinto'”.

Nella lotteria dei rigori, lo specialista deve calciare i primi o l’ultimo?
“I rigori più importanti sono il primo perché bisogna partire subito bene, e il terzo perché è quello di mezzo e può spostare gli equilibri. Quando allenavo il Perugia ci siamo giocati la finale playout contro il Pescara ai rigori: feci questo ragionamento facendo tirare il primo e il terzo ai migliori, Iemmello e Bonaiuto. Sbagliarono tutti e due. E’ la legge del calcio, non ci sono regole scritte”.

C’è un rigorista nel quale si rivede nella Serie A di oggi?
“Jorginho e Kessie calciano in modo simile a come tiravo io”.

Quale sarà il futuro di Oddo?
“Sono pronto per rientrare, ma solo con la certezza di andare in un posto dove si può lavorare bene. Negli ultimi anni non è successo. A volte bisogna avere la forza di dire di no e aspettare il momento giusto, come è successo a me quest’anno”.

Se dovesse arrivare un’offerta dall’estero?
“Potrei prenderla in considerazione e fare un’esperienza che mi arricchirebbe. Per il tipo di calcio che faccio mi piacerebbe allenare in Spagna, Olanda e Belgio. Se devo scegliere per la bellezza del campionato dico la Premier League”.

C’è un giocatore in particolare che le piacerebbe allenare?
“Mi piace lavorare con i calciatori che hanno carattere e voglia di arrivare. Quelli che se messi in discussione tirano fuori il meglio di se stessi. Se devo fare un nome dico Tonali: dopo un anno particolare ha avuto la forza e la volontà di imporsi in una squadra importante come il Milan, facendo cambiare idea a tante persone”.

E’ più legato alla Lazio o al Milan?
“Per vicende diverse amo tutte e due le squadre. La Lazio mi ha cresciuto e mi ha fatto diventare un giocatore affermato, il Milan mi ha dato la possibilità di entrare in un settore giovanile importante e quando mi ha ripreso di vincere tutto il possibile”.

@francGuerrieri 

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