Nuova ondata di razzismo. Le società di calcio facciano qualcosa

L’ultimo weekend è stato allarmante: cori contro i neri, i meridionali, persino il ritorno dell’anti-semitismo. Ma l’apparato regolatorio oggi in vigore consentirebbe provvedimenti efficaci, se qualcuno si degnasse di affrontare il problema

In genere funziona così: la Procura Federale apre un’inchiesta, l’indagine dura qualche settimana, si conclude quando l’indignazione suscitata dai più recenti e odiosi episodi di razzismo è in buona parte scemata e porta a provvedimenti con il tempo sempre meno incisivi, lievi ammende alle società coinvolte o minaccia di chiusura di qualche settore dello stadio (sanzione con la condizionale). Se cliccate su qualsiasi motore di ricerca le parole “razzismo, Procura Federale, indagine”, salteranno fuori centinaia di link alle notizie sulle aperture delle inchieste e nulla sulle chiusure.

l’allarme

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È evidente che questo tipo di iniziativa non basta più, come non bastano i comunicati di club o autorità sportive e calcistiche che stigmatizzano gli episodi e assicurano il massimo impegno affinché non si ripetano (tutti tranne l’ineffabile Commisso che ha attaccato Spalletti invece di chi lo ha insultato senza tregua). L’ultimo weekend è stato allarmante: ovunque cori contro i neri, i meridionali, persino il ritorno dell’anti-semitismo con gli slogan contro gli ebrei ad aggiungersi agli ormai consueti, perché tollerati, schiamazzi contro i napoletani che adesso non si limitano agli stadi dove sta giocando il Napoli, ma sono diventati una sorta di colonna sonora di supporto alle esibizioni ultrà anche dove il Napoli non c’entra proprio (un esempio a caso: sabato durante Brescia-Perugia di Serie B).

liberi tutti?

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Troppo scarsa la vigilanza di ufficiali di gara, ispettori federali, steward e forze dell’ordine: non si accorgono mai di niente, eppure i filmati che testimoniano la gravità di quanto accade stanno invadendo il web. Probabilmente, il “liberi tutti” è stato originato dal colpo di spugna che la Federcalcio di Tavecchio diede nel 2014, quando, su sollecitazione delle società che temevano punizioni severe, fu deciso che ogni “offesa, denigrazione o insulto per motivi di origine territoriale” non dovesse essere più considerato “comportamento discriminatorio”, annacquando così la natura delle sanzioni contro i club. Ma l’apparato regolatorio oggi in vigore comunque consentirebbe provvedimenti efficaci, se qualcuno si degnasse di affrontare il problema.

cacciare i razzisti si potrebbe

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Esiste una norma, approvata durante l’ultimo commissariamento della Figc, che permette di fare come in Inghilterra: cioè cacciare immediatamente i razzisti dagli stadi per iniziativa delle società, senza neppure aspettare i tempi e gli elementi di prova necessari per infliggere il Daspo. Tutti i club, infatti, oggi sono tenuti ad adottare un codice di regolamentazione della cessione dei “titoli di accesso” allo stadio, che “preveda in caso di violazione la applicazione di misure tali da comportare … la sospensione temporanea del titolo di accesso, il suo ritiro definitivo, il divieto di acquisizione di un nuovo titolo”. Cioè le società possono togliere l’abbonamento o non vendere più biglietti a razzisti o facinorosi. Basta avere la volontà di individuarli. Cosa oggi possibile fra telecamere di sicurezza, video amatoriali e posti nominativi e numerati: è molto più facile scovare un violento allo stadio che un odiatore da tastiera protetto dall’anonimato dei social.

paura ritorsioni

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Il guaio è che le società non si muovono, per paura di ritorsioni ultrà. Magari organizzano eccellenti campagne per l’eguaglianza e di condanna di intolleranza e fanatismi (Juventus, Roma, Fiorentina, e così via). O sono storicamente mosse da alti valori umanitari come l’Inter. Che però nel suo comunicato di lunedì, di conferma dei suoi princìpi, non ha aggiunto: “Perciò gli autori dei cori antisemiti durante il derby non possono essere considerati interisti”. Purtroppo, spesso il razzismo lo abbiamo in casa. È troppo facile battersi solo contro il razzismo degli altri.

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