Non segna più, non tira più: la cura Ibra per il mal di gol di Leao

L’ultima rete in A del portoghese risale a settembre, l’ultima conclusione in porta è datata 29 ottobre. Crisi, o giù di lì. Ma Zlatan, tanto lavoro e il supporto di Pioli e dei compagni servono a costruire il progetto rinascita di Rafa

Luca Bianchin

18 gennaio – 16:07 – MILANO

Il giro del mondo in 80 giorni di Rafa Leao è un’avventura degna di un libro. Resta da capire se finirà bene o male. Rafa Leao non fa gol in Serie A da settembre e non calcia in porta dal 29 ottobre: sono 80 giorni esatti. Il numero, francamente, fa impressione. Uno dei migliori attaccanti del campionato da quasi tre mesi non compie l’atto più scontato della sua vita: prendere lo specchio. Nel periodo ha segnato in Champions e in Coppa Italia, ha dato assist in campionato, ha messo in difficoltà le difese e trovato sulla sua strada i corpi degli avversari. A Empoli ha quasi segnato in sforbiciata e avrebbe certo preso la porta, se un difensore non si fosse trovato sulla traiettoria. Tutto vero, ma il dato resta… e resta la grande volontà di Rafa di cancellarlo. Come nel “Giro del mondo in 80 giorni” (l’altro, il libro) ha un assistente chiave: Zlatan Ibrahimovic.

le difficoltà

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Leao non è in un momento semplice. Segna poco in Serie A – solo 3 gol da agosto – e l’infortunio di novembre lo ha costretto a un periodo di rodaggio complesso. È stato fuori dall’11 novembre al 13 dicembre e appena tornato non aveva lo spunto dei giorni buoni. Normale. In campo a tratti sembra perso, poi si accende, quasi mai è decisivo in area di rigore. Se si aggiunge che gli avversari spesso lo raddoppiano al primo tocco, si capisce che sta vivendo una delle situazioni più complesse degli ultimi tre anni. A Milanello però da qualche settimana è tornato il fratellone svedese. Ibra non va al campo tutti i giorni – negli ultimi due giorni ad esempio non c’è stato – ma è una presenza che si avverte. Per Rafa, anche di più.

il mentore

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Leao ha considerato Ibrahimovic un fratello maggiore, quasi un papà aggiunto. È una questione di chimica, di uomini diversi, diversissimi, che si riconoscono come campioni. Rafa e Ibra hanno avuto un’infanzia non semplice ma hanno sviluppato un approccio al mondo opposto: per Zlatan tutto è una sfida, mentre il simbolo di Rafa è il sorriso. I milanisti in questi anni hanno ripetuto un concetto: “Se solo Leao avesse un terzo della cattiveria di Ibra…”. Vero, ma non è così semplice. Ibrahimovic gli ha parlato anche in questi giorni, riprendendo abitudini antiche, da compagni di squadra.

correre, prego

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Il feeling del resto è antico. Quando si parlava del ritorno di Ibrahimovic da dirigente, Rafa sui social lo ha definito “goat”, il più grande di sempre. E nel 2022 diceva: “Quando stai in campo con lui, devi dare sempre il massimo. Devo ascoltarlo, lui mi dice ‘Rafa guarda, quando entri in campo tu sei un mostro, prendi la palla e vai'”. Zlatan ha sempre detto che con Leao ha faticato a diventare motivatore, più che con tutti gli altri compagni: “Leao si è convinto da solo a correre. Non correva, io ho provato ma non trovavo un contatto mentale con lui, non riuscivo”. Quelle parole di Ibra però devono essere rimaste in testa… e le nuove parole da motivatore aiuteranno Rafa a diventare più forte.

lavoro extra

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Leao sta già provando a crescere da solo. Chi frequenta Milanello dice che da qualche tempo Rafa arriva prima al centro sportivo e prova a lavorare di più. In queste settimane senza coppe, c’è una rara occasione per lavorare sui difetti e per fare qualche esercizio extra, magari spinto dalla voglia di uscire dal priodo nero. Rafa non ha la mentalità ossessiva, la competitività sfrenata dei grandi campioni. Logico chiedersi che cosa sarebbe se sfruttasse al 100% – ma diciamo pure all’80% – il suo potenziale. Leao è cresciuto con un esempio in casa: Cristiano Ronaldo, visto in tv da sempre, poi compagno in nazionale. CR7 ha fatto epoca con la cura del corpo, soprattutto dopo l’allenamento e le partite (la famosa crioterapia…), un aspetto su cui anche Rafa recentemente sta lavorando.

la squadra

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Ibra, l’allenamento extra, Pioli, i compagni. Il progetto di rinascita si completa con le persone più vicine. Pioli gli sta dando fiducia e in Cagliari-Milan di Coppa Italia lo ha fatto entrare nel finale con una chiara mossa da allenatore-psicologo: dargli l’occasione di sbloccarsi. Ora tocca ai compagni. Il rapporto con la squadra è buono, ora servirebbero un paio di assist di qualità. Leao può crescere nei movimenti verso la porta, la squadra può fargli arrivare palloni migliori. Non ne servono ottanta, ne basta uno.

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