Napoli, se manca il piano B

La vittoria di San Siro illude, il tonfo del Maradona riporta alla realtà. Anche se la realtà non coincide esattamente con il risultato di Napoli-Spezia. Bugiardo rispetto al dominio del gioco, e alle tante occasioni sprecate dagli azzurri o neutralizzate dal bravo portiere Provedel. Però, a voler guardare tatticamente la gara, non c’è dubbio che il vincitore sia Thiago Motta. Che ha messo in piedi un formicaio operoso a centrocampo, capace, sotto la guida di uno straordinario Agudelo, di raddoppiare, e triplicare se necessario, la marcatura sui portatori di palla avversari, ma soprattutto capace di inibire con una marcatura personalizzata le due fonti del gioco del Napoli: Zielinski e Lobotka. A Spalletti è mancato il piano B. Perché senza la spinta dei due registi la manovra azzurra si è rallentata, diventando prevedibile e consentendo allo Spezia di recuperare le posizioni in copertura. Così non è rimasto al Napoli che puntare sull’iniziativa generosa di Politano e Lozano, ma il loro felice uno contro uno non ha prodotto i risultati sperati. Un po’ per sfortuna, un po’ per scarsa determinazione in fase conclusiva, un po’ perché in almeno quattro occasioni i traversoni giunti nel cuore dell’area di rigore non hanno trovato nessun azzurro pronto al tiro. Le sostituzioni di Spalletti nel finale hanno messo energie fresche, ma anche tanto disordine. Dall’arrembaggio confuso quasi mai arriva un buon risultato. Così è stato anche stavolta.
     Il tecnico toscano esce dal Maradona con la terza sconfitta in cinque partite, e con la convinzione che uomini come Insigne, Osimhen, Koulibaly e Fabian Ruiz non possono mancare a questa squadra per un tempo così lungo, senza che i risultati ne risentano. Chissà che non coltivi anche il rimorso di non aver schierato prima Elmas, uno dei rincalzi migliori e in stato di grazia, come ha dimostrato nei quindici minuti di gioco che gli sono stati concessi.
     Nel mezzo del cammin, e cioè alla diciannovesima giornata, il Napoli si trova a sette lunghezze di distacco dall’Inter. In sette partite la classifica si è ribaltata in modo perfettamente speculare, poiché alla dodicesima era Spalletti avanti di sette punti. Vuol dire averne persi su Inzaghi quattordici in meno di due mesi. È un bilancio più pesante di ogni previsione, e solo parzialmente giustificabile con gli infortuni subiti.
     Non è vero che il campionato sia già chiuso. L’asimmetria del girone di ritorno è un ingrediente che può aggiungere incertezza e rimettere in discussione la leadership. Ma in questo momento tra la crescita in continuità dell’Inter e l’altalena di prestazioni di Napoli e Milan c’è un divario netto. Inzaghi ha alzato una saracinesca davanti alla porta di Handanovic, mentre il Napoli sembra aver messo la sordina in attacco. Il Natale servirà a guarire le ferite e a fortificare lo spirito dei rincalzi diventati, per necessità, titolari. Ma se, come sembra, la Coppa d’Africa si giocherà, una puntata sul mercato invernale sarà indispensabile per puntellare alcune fragilità. Se si vuole ancora puntare in alto.

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