Napoli, Osimhen al cuore del gol: solo Benzema come lui

Malfidati che non siete altro: perché poi ci sta che a ventidue anni, un giovanotto decida di prendere il mondo per il collo ed avvitarlo intorno ai luoghi comuni. Dopo aver sentito che il suo calcio aveva bisogno (principalmente) di spazi larghi, d’un calcio assai italianista – per rifugiarsi nel contropiede – Victor Osimhen è uscito da quel micro-universo denso di frasi fatte, fors’anche di pregiudizi, ha preso il pallone e si messo giocherellare come un artista sublime, capace di disegnare nell’aria rotondità imprevedibili e in uno spazio soffocante: e quando Söyüncü e Schmeichel si sono svegliati, si sono accorti d’essere stati travolti da un principe azzurro o da un John Travolta ma senza Uma Thurman. 

Osimhen, gli mancava solo il gol di testa

E visto che in quella serata, a Leicester, si poteva pure cominciare a girare una pellicola nuova, Osimhen ha fatto altro: ha aspettato che Politano si concedesse ad una parabola, ha staccato, è rimasto in aria come in un terzo tempo, e poi ha sistemato la capocciata all’incrocio dei pali. Giovedì 16 settembre, mica chissà quando, dentro le statistiche di mister 50 milioni di euro, il calciatore più pagato della storia del Napoli, c’era un buco gigantesco nel quale galleggiavano (ancora?) una serie di enormi interrogativi, scatenati dal rosso con il Venezia e dai pregiudizi che l’impazienza genera: ma Osimhen, nella passata stagione, con tutto quello che il destino gli aveva riservato, era riuscito ad arrivare a dieci gol. E si era imposto subito: a Parma, alla prima, stappando una partita complessa; con il Genoa, partecipando lateralmente alla goleada; con l’Atalanta, in una vittoria imponente. 

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Solo Benzema come lui

Per sbarazzarsi dagli equivoci, gli è servito un anno intero, la possibilità di calarsi nel sistema difensivo italiano, l’ampiezza della manovra concessa da Spalletti per evitare gli ingorghi costruiti ad arte – e giustamente – dagli avversari e una certa dose di spudoratezza: contro il Cagliari, se ne è andato a rimorchio di Zielinski e poi, zac, ha provveduto a chiuderla di destro; a Godin, che si è aggrappato alla maglietta, ha “rubato” un rigore con la contro-finta; a Udine, scugnizzo che non è altro, ha inseguito il colpo sotto di Insigne e l’ha adagiato in porta, per evitare salvataggi miracolosi; e a Marassi, prima ha rubato palla a Silva e Augello e poi l’ha sistemata nell’angolino ma successivamente, proprio aspettando che Lozano arrivasse a lui. Settembre è stato il suo mese, un festival del gol che ha condiviso con Benzema, e però dentro le partite Osimhen ci sta da re: è nella fase difensiva (11 palle recuperate), nella distribuzione (35 passaggi positivi), in quella offensiva (12 conclusioni in area, infilandosi semmai dove non passa neanche uno spillo).

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