Napoli, Mazzarri torna al 4-3-3

NAPOLI – Neanche il tempo di ricominciare da tre che Mazzarri ha deciso di rifarsi in quattro: 4-3-3, scomparso nel deserto arabico e ricomparso ieri non lontano dalla sabbia del litorale di Castel Volturno. In allenamento: le prove di Walter verso la partita di domenica con il Verona. Subito, al volo, cogliendo l’aria nostalgica di uno spogliatoio, di una squadra che l’ha seguito e accompagnato da Riyad a Roma indossando cappello, sciarpa e giubbotto tecnico da freddo polare. Una mise da persone intelligenti, capaci di adattarsi all’emergenza delle assenze, ma anche un vestito che sta stretto al Napoli di Kvara e Politano, Di Lorenzo e Simeone, Anguissa e fino a prova contraria anche Zielinski. Il viaggio dall’Arabia Saudita all’Olimpico, dalla Supercoppa al campionato, s’è concluso così: un gol incassato in tre partite tra Fiorentina, Inter (da Lautaro) e Lazio; 3 reti realizzate (tutte alla Viola); un tiro nello specchio subito con la Lazio ma neanche uno scoccato verso la porta di Provedel. Il sintomo di un attacco intorpidito e di una fase offensiva troppo meno propositiva, pericolosa e produttiva da un po’ di tempo a questa parte: nelle 14 partite giocate con Mazzarri in panchina, il Napoli non ha segnato per ben 8 volte. Sei in campionato. Il simbolo? La faccia pulita del talento puro di Raspadori, Jack come il pirata dei Caraibi ma senza scorribande: l’ultima risale al 4 novembre (2023), con la Salernitana, nel derby d’andata all’Arechi. E ancora: nelle ultime cinque giornate di Serie A, i soli azzurri a fare centro sono stati Politano e Rrahmani, un difensore. Al minuto 96 del secondo round con la Salernitana: come dire, all’ultimo respiro, all’ultimo sospiro e all’ultima chance disperata.

Napoli, l’emergenza è finita

Certo, tra Riyad e soprattutto Roma, la strambata di Mazzarri il livornese è stata condizionata prettamente dalle assenze. Lista tremenda, quella presentata all’Olimpico con la Lazio, una mannaia: Osi e Kvara, Simeone e Anguissa, Cajuste e Natan, Olivera, Meret e Traore. Nove. Che dire? Ora, però, la situazione è cambiata completamente o quasi: è tornato Frank e giocherà; Khvicha, il Cholito e Cajuste hanno scontato il turno di squalifica; Natan e Traore andranno in panchina; Olivera accelera. E così a conti fatti, con un Ngonge in più e in attesa della parabola di Osimhen in Coppa d’Africa e del rientro di Alex (che di mestiere fa il portiere), Mazzarri l’ha rifatto ancora. Subito, ieri: 4-3-3. Seduta tattica con la formula classica, quella dei giorni di gloria e del trionfo, però anche quella che non si può replicare nella grandezza ma perlomeno riproporre nei contorni.

L’idea di Mazzarri

Kvara, dicevamo, ci sarà: e comunque vada dal punto di vista tattico, giocherà nel tridente con Simeone e Politano. E ancora: Anguissa e Lobotka si sono esibiti con Zielinski e con Cajuste (il dubbio); e nella linea a quattro, ovviamente, Di Lorenzo-Rrahmani-Juan Jesus-Mario Rui. Con Mazzocchi alternativa a sinistra. Walter ci pensa seriamente, riflette, sa bene che la missione del Napoli è la qualificazione alla prossima Champions e non la serenità della terra di mezzo, e di conseguenza per continuare la rincorsa al quarto posto servono i gol e il gioco. Con equilibrio, per carità. E se proprio non sarà difesa a quattro dal primo minuto, contro il Verona si andrà al massimo di 3-4-3, con Di Lorenzo e Mario Rui sulla linea dei mediani, e con Ostigard nel tris di centrali al posto di un centrocampista. Si vedrà. Molto presto: il presente è già il futuro.


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