Napoli, Mazzarri può sorridere: arrivano i mostri

E così, dalla sera alla sera, cambia il Napoli: succede tutto all’Olimpico di Roma, tra le ombre di quello 0-0 che ha il potere di sparire dinnanzi ad una, due, tre, quattro, anche cinque e persino sei buone notizie che conviene tenere lì, a futura memoria. Sta per nascere un’altra squadra, e comunque si sapeva, somiglia a quella originale almeno nell’identikit, e induce a sognare che si possano cancellare le soffocanti verità emerse con la Lazio, offrendo fiato ad una speranza. 

Napoli, rieccoli

Come se fosse una gran bella rimpatriata, rieccoli tutti assieme appassionatamente: il mercato va evaporando ma il Napoli si rinforza con i suoi uomini, quelli dello scudetto e pure quelli smarritisi nell’affollata infermeria in cui il destino li ha spediti. Frank Anguissa sta per rimettere piede a Capodichino, domani sarà a Castel Volturno, ed è comprensibile sospettare che con lui, in mezzo al campo, possa esserci un’altra vita, nonostante gli effetti della Coppa d’Africa che in genere qualcosa lascia nella testa ma soprattutto nelle gambe. Khvicha Kvaratskhelia non s’è mai allontanato dal Napoli, se non per un’ora e mezza a Roma contro la Lazio, e nel club dei titolarissimi lui è una stella, ci mancherebbe, che vorrebbe cominciare a splendere proprio contro il Verona, la prima squadra italiana a cui ha fatto gol. Giovannino Simeone, in arte il Cholito, ha pagato la leggerezza di Riyad: tutto a posto, potrà vivere la sua specialissima domenica da ex ed entrare in competizione con Raspadori, partendo lievemente in vantaggio. E poi c’è Jens Cajuste, una opzione in più, eventualmente, per disfare le idee altrui e provare ad averne delle proprie. Ma con loro, in questo processo di riabilitazione (fisica), ci saranno anche Natan e Olivera, i grandi assenti della difesa: il centrale è uscito dal campo l’antivigilia di Natale, a Roma, e a trentasette giorni di distanza ricomincia a correre per prendersi il ruolo; e l’esterno, infortunatosi a Bergamo, nel giorno del debutto del tecnico livornese, può lasciarsi alle spalle i sessantacinque giorni più duri di questa carriera. 

Napoli sul KK

Il Napoli di Roma si è retto sulle stampelle e da una serata tecnicamente assai opaca s’è portato a casa un punto e quel rilevante primato – un vezzo per gli ossessionati della statistica – del possesso palla (60%): però poi nei numeri ci sta pure l’assenza nell’area di rigore altrui, quello zero nella casella dei tiri in porta, che certo dipende pure dalla assenze (Osimhen più Kvara più Simeone) e che quindi ora dovrebbe sparire. Perché domenica Mazzarri può provare a dare un senso alla fase offensiva, rielaborandola a modo suo, e dunque soffocare quella tendenza che avvolge il Napoli: in otto partite su tredici, gli attaccanti hanno consegnato il compito in bianco. Kvara è la (prima) svolta, porta in sé la delizia del suo talento, è imprevedibile, può dar sfogo ad un calcio che vada oltre le coperture difensive e un atteggiamento conservativo, perché l’MVP della passata stagione sa essere un fattore, se messo in condizione.

Napoli, coast to coast

Anguissa è il collante tra le due fasi, l’interditore e l’incursore, l’elegante sostegno – con Zielinski – di Lobotka, il cantore di un calcio che il Napoli ha smarrito nel giugno scorso e non ha più ritrovato: Mazzarri potrà risistemare il centrocampo secondo la sua stessa natura, potrebbe farlo in fretta o anche più in là, non appena avrà ritrovato l’intero organico, ch’è in via di ricostruzione psicofisica. Sei uomini e una gamba, per ora: ciak… 

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